Viterbo – (sil.co.) – Furbetti del cartellino, in undici davanti al gup tra i quali la dottoressa Tiziana Risacaldati, l’ex dirigente del servizio di medicina trasfusionale di Belcolle.
Ieri sono comparsi davanti al giudice Rita Cialoni che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero Paola Conti.
Era la fine di gennaio di quasi tre anni fa, del 2017, quando venne resa nota la maxinchiesta della procura della repubblica di Viterbo sfociata in 23 indagati presso il reparto di medicina trasfusionale di Belcolle.
Nel corso dell’udienza di ieri è stato deciso di rinviare la discussione al prossimo 10 dicembre, giorno in cui verrano decisi i patteggiamenti chiesti dai legali della caposala 49enne Stefania Gemini e del 65enne Renato Mastrocola, sospeso per sei mesi in seguito all’indagine. Stefania Gemini, che era l’addetta alla predisposizione della liquidazione dell’unità operativa, fu sospesa cautelarmente dal servizio con l’accusa di truffa e falso, e poi licenziata.
Una volta risolti i patteggiamenti, si procederà per gli altri che rischiano il processo.
Le principali irregolarità avrebbero riguardato le timbrature dei cartellini. Dodici tra medici e infermieri avrebbero gonfiato i propri stipendi, per un importo complessivo di un milione e 300mila euro nell’arco di cinque anni, secondo l’accusa.
Deciso a dare battaglia l’avvocato Manlio Morcella del foro di terni, che assiste la dirigente 61enne Tiziana Riscaldati. “Le cose non stanno come dedotto dagli investigatori”, ribadisce il legale.
La donna è stata sospesa dal lavoro il 27 gennaio 2017 e licenziata senza preavviso il successivo 31 marzo, che in poco più di un mese non si sarebbe presentata sul posto di lavoro per decine e decine di ore. Seppur non tenuta all’orario di lavoro perché dirigente, avrebbe utilizzato il badge “per attestare la presenza sul posto di lavoro per ottenere un vantaggio economico in maniera fraudolenta”.
Sanzioni disciplinari pesanti anche per le dottoresse Laura Taschini e Maria Rita Guitarrini, per le quali l’azienda sanitaria dispose nell’arco di qualche settimana la risoluzione dei contratti che erano stati loro prorogati nel tempo.

