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Sì al giudizio immediato, al via a dicembre il processo per omicidio al fidanzato di Maria Sestina

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Maria Sestina Arcuri

Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi

Andrea Landolfi

Giallo di Ronciglione - Il terzo sopralluogo dei Ris - Gli avvocati Luca Cococcia e Vincenzo Luccisano

Gli avvocati Luca Cococcia e Vincenzo Luccisano

Ronciglione - Il pm Franco Pacifici e gli ufficiali dei carabinieri sul luogo della tragedia

Il pm Franco Pacifici e gli ufficiali dei carabinieri sul luogo della tragedia

Ronciglione – Giallo di Ronciglione, al via lunedì 9 dicembre il processo per omicidio al fidanzato di Maria Sestina Arcuri.

E’ stata accolta ieri la richiesta di giudizio immediato del pm Franco Pacifici per Andrea Landolfi Cudia, l’operatore sociosanitario e pugile dilettante romano di 30 anni accusato di avere ucciso la fidanzata 26enne originaria della provincia di Cosenza, con cui stava da tre mesi, gettandola per le scale di casa della nonna la notte tra il 3 e il 4 febbraio scorso.

Landolfi, in carcere dal 25 settembre, comparirà già prima di Natale davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo.

Il trentenne, difeso dall’avvocato Luca Cococcia, deve rispondere di omicidio volontario, omissione di soccorso e lesioni aggravate, queste ultime alla nonna 80enne che ospitava a casa la coppia e il figlio di lui di 5 anni per il weekend. 

Pronti a costituirsi parte civile i familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Vincenzo Luccisano.


“Mi ha spinto Sestina”

In un’intervista telefonica rilasciata a Quarto Grado poco prima dell’arresto, il trentenne ha negato di avere gettato la fidanzata dalle scale. “Testimone è stata mia nonna, la spinta che ho ricevuto è stata da Sestina – ha spiegato ricostruendo la dinamica di quello che scondo lui è stato un incidente – poi rendendomi conto che stavo per cadere mi sono aggrappato al suo braccio per spirito di sopravvivenza, perché lei si è avvicinata a me perché voleva recuperarmi dopo la spinta e là siamo caduti insieme”.

Poi le presunte botte date la stessa sera del delitto alla nonna, scappata nel cuore della notte, per cui il giovane è accusato anche di lesioni aggravate: “Non è assolutamente vero, io ho scansato mia nonna con un palmo, con il dorso della mano. Non si è spaventata, è rimasta là e ha visto Sestina che stava bene. Mia nonna è stata operata, quindi ha nove stent e per la paura si è dovuta andare a fare vedere in ospedale”. 


Le tappe dell’inchiesta

La procura di Viterbo aveva chiesto l’arresto per omicidio del fidanzato di Maria Sestina Arcuri già lo scorso 15 marzo, poco più di un mese dopo la morte della ragazza, deceduta il 6 febbraio a Belcolle, dove era giunta in condizioni disperate la mattina del 4 febbraio e dove era stata sottoposta a un delicatissimo intervento chirurgico dal quale non si è mai svegliata.

La richiesta di misura di custodia cautelare nei confronti di Andrea Landolfi Cudia non è stata però accolta dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Viterbo e così il 19 aprile, a un mese di distanza dalla richiesta di arresto, la procura della repubblica ha depositato al tribunale del riesame di Roma atto di appello avverso l’ordinanza di rigetto del gip viterbese.  Il 10 giugno il riesame ha dato ragione alla procura, ma la difesa ha fatto a sua volta ricorso in cassazione, che il 24 settembre ha però a sua volta dato ragione al pm Pacifici.

“Non c’è solo la testimonianza del figlio di 5 anni che inchioda il padre – ha sottolineato nei giorni scorsi il procuratore Paolo Auriemma – ma una pluralità di elementi di prova, ciascuno dei quali sta in piedi da solo. Erano già sufficienti a marzo, quando il pm Franco Pacifici ha chiesto la misura. Tanto più adesso, che ulteriori elementi si sono aggiunti nel corso delle indagini, che nel frattempo sono proseguite”. 

Silvana Cortignani

 


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