Viterbo – “Le torri, il palazzo comunale e la cattedrale sono i tre simboli del Medioevo…”. La storica Giulia Barone è intervenuta ieri al convegno “Arte e politica tra medioevo e rinascimento”, organizzato nella sala regia del comune dal Lions Club Viterbo in collaborazione con la Treccani, Banca Lazio Nord e con il patrocinio del comune di Viterbo. L’incontro è stato introdotto da Angelo Paccosi, dal professore dell’università degli studi della Tuscia Saverio Ricci, dal presidente Lions Club Viterbo Vittorio Boccia e dal sindaco Giovanni Arena.
“Quali sono simboli medioevo?”, ha chiesto al pubblico in sala Giulia Barone. Poi la risposta che lei stessa ha fornito, introducendo così la sua relazione dal titolo ‘edifici simbolo della città nel Basso Medioevo’. “Il primo simbolo – ha spiegato la storica – è la cattedrale che rappresenta sia il potere spirituale che politico. Poi ci sono le torri e il palazzo comunale. Queste tre forme di potere le trovate in generale in tutte le città centro-settentrionali. Al sud invece trovate, al posto del palazzo comunale, il castello che è il simbolo del potere regio”.
Poi un focus sul cambiamento della simbologia attribuita alla cattedrale. “La cattedrale – ha spiegato Giulia Barone – è stata il centro del potere spirituale e politico. Dal quarto secolo si può parlare anche di sede del vescovo. Di solito la sede del vescovo veniva costruita ai margini della città per non andare in conflitto con il potere politico. Viene costruita alle porte cittadine. Pensate a San Giovanni in Laterano a Roma”.
E un accenno Viterbo. “Tra sesto e settimo secolo – ha concluso la storica – si ha la sostituzione del potere politico precedente con nuovo potere del vescovo. Così il vescovo finisce per essere l’unica autorità a cui l’imperatore può affidarsi. Il palazzo del vescovo finisce per essere anche centro amministrativo. La creazione del vescovato a Viterbo è con Innocenzo III che pensa che la città debba diventare un allaccio tra nord e sud e che quindi Viterbo avrebbe dovuto avere anche una sede vescovile”.
Al convegno sarebbe dovuto intervenire anche lo storico dell’arte Claudio Strinati, assente per un impegno personale. In un intervento, letto in sala, un cenno alla sua relazione che si sarebbe dovuta concentrare sulla figura di Lorenzo da Viterbo, pittore attivo in città dal 1469 al 1472, autore della Cappella Mazzatosta nella chiesa di Santa Maria della Verità. Un pittore che Strinati ha definito “brulicante e festoso nel dipingere Cappella Mazzatosta”.
La professoressa di storia medievale Anna Modigliani ha poi parlato di ‘Vita a corte. Leon Battista Alberti e gli altri’. Modigliani si è focalizzata sul fenomeno della corte e in particolare su quella di Verona e poi su quella “ideata a Roma da Cola di Rienzo”.
Per l’occasione la Treccani ha esposto ‘Regole della cavalleria’, un codice del 1352 restaurato dall’istituto. Il testo, voluto dal re Luigi di Sicilia e di Gerusalemme, è un codice che parla delle regole da rispettare per appartenere alla compagnia cavalleresca.







