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Mafia viterbese, inchiesta chiusa con 13 avvisi di fine indagine

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Mafia a Viterbo - I tredici arrestati

Mafia a Viterbo – I tredici arrestati

Mafia a Viterbo - Giuseppe Trovato

Giuseppe Trovato

Mafia a Viterbo - Fouzia Oufir

Fouzia Oufir

Viterbo – Mafia viterbese, non sarà giudizio immediato. Nessun processo lampo. L’inchiesta si è chiusa, ieri, con ilrecapito di 13 avvisi di fine indagine. “Siamo pronti a farci interrogare”, fanno sapere Trovato e la compagna, tramite il difensore. 

Sono stati recapitati a tutti gli arrestati, a vario titolo, nel blitz antimafia della Dda di Roma dello scorso 25 gennaio gli avvisi di fine indagine meglio noti come 415 bis, che preludono alla richiesta di rinvio a giudizio. Il che significa, per gli indagati, che prima di giungere a un pubblico processo, possono ancora sperare di vedere alleggerire la propria posizione davanti al giudice dell’udienza preliminare.

Nel frattempo hanno venti giorni di tempo a partire da ieri, 1 ottobre, per presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore, chiedere al pm il compimento di atti di indagine, nonché di presentarsi per rilasciare dichiarazioni.

“Chiederò l’interrogatorio per entrambi i miei assistiti, Giuseppe Trovato e la compagna Fouzia Oufir”, anticipa il difensore della coppia, l’avvocato Giuseppe Di Renzo, del foro di Vibo Valentia. 

Sono trentuno le pagine in cui vengono ripercorsi uno a uno i 24 capi d’imputazione contestati dai pubblici ministeri Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci, titolari della maxinchiesta sfociata otto mesi fa nell’operazione Erostrato. 

Al centro delle indagini una presunta organizzazione criminale italo-albanese di stampo mafioso, che negli ultimi due-tre anni, a colpi di intimidazioni e attentati incendiari, avrebbe cercato di imporre la propria supremazia alle vittime nonché di prendere il controllo di attività commerciali del capoluogo, in particolare nel settore dei compro oro e dei locali da ballo.

“E’ più probabile, per questioni procedurali, che il prossimo round si giocherà davanti al gup, ci aspettiamo di sapere entro settembre la data dell’udienza, in ogni caso siamo pronti”, dicevano pochi giorni fa i difensori dei principali indagati promettendo battaglia, nella consapevolezza che in ogni caso sarà dura, dopo che riesame e cassazione hanno blindato a doppia mandata il castello accusatorio. Nessuno dei tredici ha beneficiato di un alleggerimento della misura.

Tra il folto stuolo di difensori ci sono gli avvocati Giuseppe Di Renzo del foro di Vibo Valentia, Carlo Taormina del foro di Latina, Roberto Afeltra e Piergiorgio Manca del foro di Roma, Giovanni Labate, Floro Sinatora, Riccardo Micci, Fausto Barili, Marco Valerio Mazzatosta, Giuliano Migliorati, Michele Ranucci e Samuele De Santis del foro di Viterbo. 


Agli arresti da otto mesi i tredici indagati

Nessuno ha beneficiato della revoca o di un alleggerimento della misura. 

Undici dei tredici indagati sono finiti in carcere: Giuseppe “Peppino” Trovato, 43 anni, il titolare di tre compro oro del capoluogo, originario di Lamezia Terme, residente da una quindicina di anni a Viterbo, ritenuto ai vertici dell’organizzazione; Ismail “Ermal” Rebeshi, albanese, di 36 anni, gestore a Viterbo di un autosalone e un locale notturno, anche lui con un ruolo di vertice nel sodalizio, già in carcere per droga dal 26 novembre; Luigi “Gigi” Forieri, 51enne residente a Caprarola, titolare a Viterbo del bar di via Genova; i fratelli albanesi Spartak “Ricmond” PatoziShkelzen “Zen” Patozi, 31 e 34 anni, operai, Ricmond  residente a Vitorchiano e Zen a Viterbo; Sokol “Codino” Dervishi, operaio albanese di 33 anni, residente a Viterbo; Gazmir “Gas” Gurguri, anche lui albanese, operaio 35enne di Canepina; il viterbese Gabriele “Gamberone” Laezza, 31 anni, operaio nella ditta di trasporti di famiglia; l’unico romeno, Ionel Pavel, di 35 anni; Fouzia “Sofia” Oufir, 34enne d’origine marocchina, compagna e dipendente di Giuseppe Trovato; la 31enne viterbese Martina Guadagno, commessa in uno dei Compro oro gestiti da Trovato.

Due soli arrestati su tredici sono ai domiciliari, entrambi viterbesi e incensurati: il parrucchiere 29enne Manuel Pecci, titolare di un salone di bellezza in via Maria Santissima Liberatrice, e l’artigiano Emanuele “Lele” Erasmi, cinquantenne, di Bagnaia. 


Ai vertici del sodalizio un italiano e un albanese

Ai vertici della “mafia viterbese” Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi. Entrambi imprenditori, residenti nel capoluogo da anni. Trovato, 43enne originario di Lamezia Terme, titolare di tre compro oro sarebbe stato pronto a tutto pur di sbaragliare la concorrenza. Idem il 36enne albanese Rebeshi, titolare di una concessionaria e attivo nel settore dei locali da ballo. 

Sono riusciti a seminare il terrore, tra teste di agnello mozzate e incendi appiccati a saracinesche e auto, colpendo commercianti, liberi professionisti, avvocati e perfino le forze dell’ordine. Un pericoloso gioco al rialzo, sviluppando un senso d’impunità e un delirio d’onnipotenza che, dai e dai, alla fine ha traditi capoclan e presunti complici. Trovato, al culmine di una escalation di violenza senza precedenti per Viterbo, è arrivato a farsi i complimenti da solo, parlando in macchina, senza sapere di essere intercettato dalle cimici nascoste dagli investigatori nell’abitacolo. 

Tutti inchiodati da intercettazioni pesanti come macigni, ampi stralci delle quali inserite nella famosa ordinanza di 720 pagine con cui il gip Flavia Costantini, a gennaio, ha accolto le richieste di misure di custodia cautelare dei pm Tucci e Musarò della direzione distrettuale antimafia di Roma.

Silvana Cortignani


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 50enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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