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Morte sospetta alla casa di riposo, assolti medico e infermiera

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Nepi – Morte sospetta di un’anziana ospite in una casa di riposo di Nepi, assolti medico e infermiera imputati di omicidio colposo. I figli della presunta vittima avevano chiesto un risarcimento di 400mila euro ciascuno. Alle 20 di ieri, al termine di un lungo e combattuto processo, la sentenza del giudice Elisabetta Massini.

La donna, che aveva 86 anni, è morta all’ospedale Andosilla di Civita Castellana, in seguito a una caduta dalla sedia a rotelle, avvenuta il 6 giugno 2012 all’interno della Rsa dove si trovava da un paio d’anni.

Secondo il medico del pronto soccorso, che ha fatto scattare la denuncia, il trauma sarebbe stato però incompatibile con la caduta dalla carrozzina. La presunta vittima è morta quindici giorni dopo il ricovero in terapia intensiva. 

A processo per omicidio colposo davanti al giudice Massini sono finiti un medico e un’infermiera. Responsabile civile, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati, il Gruppo RoRi, cui fa capo la struttura.

Parti civili, il figlio e la figlia dell’anziana, originaria di Mazzano Romano, che nel corso del processo si erano già visti rigettare la richiesta di un sequestro conservativo per 300mila euro di beni  appartenenti a Roberto e Fabio Angelucci, gli imprenditori della sanità privata titolari della struttura. 

A dare l’allarme fu un medico del pronto soccorso dell’ospedale civitonico, insospettito da alcune incongruenze tra il racconto del personale e le lesioni riportate dall’anziana. Secondo il dottore, sentito in aula, le lesioni non erano compatibili con una caduta dalla sedia a rotelle.

Avvisata l’autorità giudiziaria, furono acquisite le cartelle cliniche dell’86enne, non autosufficiente e da tempo allettata a causa di una frattura al femore. I familiari sono stati avvisati dell’apertura di un’indagine dal comandante della stazione dei carabinieri della stazione di Monterosi.

Oltre all’autopsia disposta a suo tempo dalla procura e affidata al professor Massimo Lancia dell’università di Perugia, per chiarire la vicenda, il giudice Massini ha accolto la richiesta di disporre una ulteriore perizia. 


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