Viterbo – Non semo più tutti de ‘n sentimento. E su santa Rosa si finisce per discute anche su Facebook. Ed è tutto molto imbarazzante.
Lite social sconcertante tra Rosanna De Marchi e Luigi Avella, che nel 2017 hanno realizzato un (dimenticabile) lungometraggio sulla patrona. La prima l’ha fortemente voluto, il secondo l’ha diretto. Ma dopo quasi tre anni “l’amore” sembra essere svanito. I due hanno discusso. Su Facebook. Pubblicamente e a poche ore dalla presentazione della statua di santa Rosa, che è stata fatta realizzare dall’associazione che porta il nome della patrona e di cui De Marchi è presidente. Una sorta di fioretto. Nel comunicato che annunciava l’evento, infatti, De Marchi spiegava: “Tre anni fa noi dell’associazione Santa Rosa da Viterbo facemmo una promessa: se avessimo portato a termine il film su santa Rosa, avremmo fatto realizzare una statua per la nostra santa. Abbiamo impiegato un po’ di tempo, ma finalmente ci siamo riusciti”.
Poi: “L’associazione Santa Rosa da Viterbo ringrazia tutti coloro che con abnegazione hanno partecipato al film santa Rosa. Al regista Luigi Avella, che ha realizzato il film con passione e devozione e ha sostenuto l’associazione nella spesa per la realizzazione della statua. Senza il suo generoso contributo, non ci saremmo mai riusciti”. Firmato, Rosanna De Marchi.
Ma queste belle parole sono già superate (il comunicato era solo di una settimana fa!). Perché ieri De Marchi, in risposta a un messaggio di Avella sulla statua di santa Rosa, su Facebook ha scritto: “Mi dispiace quanto tu, Luigi, hai scritto riguardo la statua di santa Rosa. Menti sapendo di mentire. Tu fai parte dell’associazione Santa Rosa da Viterbo come vicepresidente, e tutte le decisioni sono state prese insieme. Perché mentire? Perché insinuare cose non vere? La verità, per fortuna, non la conosco solo io ma tutti. Comunque, se vuoi continuare a gettare fango, fallo pure. Le bugie hanno le gambe corte e se vengo a sapere che continui su questa linea, io continuerò a raccontare la verità. Buona fortuna a te, che fino a ieri dicevi di essere amico ma in realtà amico non eri. Né mio, né di chi ha collaborato per la buona riuscita dei film”.
De Marchi continua: “Non abbiamo collocato la statua in altri luoghi? Certo! Non si può, come hai sempre fatto, prendere di petto il monastero (ma anche Viterbo, ricordati) e poi pretendere di essere accolti. Mi fermo per evitare di raccontare tante altre cose, ma tanto non c’è più nulla da salvare. Buona vita a te, se riesci a vivere sereno. Ma, per come ti stai comportando da troppo tempo, non credo”.
La controrisposta di Avella non si è fatta attendere. “Stai serena, santa Rosa sa riconoscere il bacio di Giuda. Abbi fede – scrive Avella a De Marchi con un “pizzico” di ironia -, sarai ricompensata per tanta benevolenza e sincerità. I Giuda saranno evitati e messi al bando. Sono certo che saprai guardare negli occhi la cara santa. Io mi vergogno e non vengo”. Il riferimento di Avella è alla processione che ha preceduto la presentazione della statua di santa Rosa.
“Forse fai bene a vergognarti – replica De Marchi -. Un comportamento come il tuo è assurdo e inqualificabile. Non cercare di farti compatire, sei solo increscioso e vergognoso. Io sono distrutta, né io né tutti gli amici che hanno recitato nel film Santa Rosa ci meritavamo tutto questo. Proprio oggi poi, che c’è la processione. Siccome ho condiviso i film con te e ti ho permesso di realizzarli a Viterbo, non dovevi comportarti così. Ma ti piaceva rovinare la festa, la processione. Sii felice tu, buona vita”.
La conclusione di Avella: “Ora la conoscono tutti la verità, spero ti faccia piacere. Grazie per aver condiviso i film con me. Lo so che sei una grande donna e io un piccolo uomo. Addio, Rosanna De Marchi”.
Una discussione, in realtà, poco chiara. E non chiara nelle sua genesi. Tutto sapranno i protagonisti. Ovviamente non si può dire chi abbia torto o ragione. Ma ciò che è certo è che tutto molto imbarazzante. E che forse la piccola patrona andrebbe lasciata in pace e non presa a pretesto per incomprensibili diatribe.



