- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Porto di Marta, rinviati a giudizio il sindaco Lacchini e la consigliera Catanesi

Condividi la notizia:

Lucia Catanesi

Lucia Catanesi

Marta – Il sindaco Maurizio Lacchini

Marta – Il sindaco Maurizio Lacchini

Marta - Il porto sotto sequestro

Marta – Il porto quando era sotto sequestro

Marta – Porto di Marta, rinviati a giudizio il sindaco Maurizio Lacchini, la consigliera comunale Lucia Catanesi e il responsabile dell’ufficio tecnico Giacomo Scatarcia.

L’inchiesta sul più grande porto del lago di Bolsena, coordinata dal procuratore capo Paolo Auriemma e dal pm Massimiliano Siddi, prese il via nel 2016, dopo i lavori di ristrutturazione e ampliamento finanziati dalla regione Lazio con fondi europei. L’attenzione degli inquirenti si incentrò sulla nuova opera idraulica posta a tutela dell’incile del fiume Marta.

Inizialmente gli indagati erano otto, ma per cinque di loro la posizione è stata archiviata. Ieri l’udienza preliminare per il sindaco Lacchini (difeso dall’avvocato Carlo Mezzetti), la consigliera Catanesi (studio Massatani) e il responsabile dell’ufficio tecnico Scatarcia (avvocato Giovanni Labate). Il gup Savina Poli li ha rinviati tutti e tre a giudizio, e il processo prenderà il via a dicembre davanti al collegio dei giudici del tribunale di Viterbo.

Il 5 febbraio 2018 la Guardia di finanza sequestrò il porto di Marta. Per far mettere i sigilli a quella banchina di 270 metri che, secondo gli inquirenti, era stata realizzata come opera idraulica e non come zona portuale, la procura si dovette rivolgere al tribunale del Riesame di Viterbo. I giudici rivelarono “conseguenze negative sull’ecosistema e sulle matrici ambientali correlate alla presenza delle imbarcazioni ormeggiate. Un porto – spiegarono – fisiologicamente comporta, oltre al transito dei natanti, di uomini e di mezzi, lo sversamento dei carburanti, la perdita di liquidi, la creazione di rifiuti destinati sovente a finire sul fondale”. Ma il 26 luglio 2018 la diga frangiflutti è stata dissequestrata.

Agli imputati sono contestate alcune violazioni alla normativa ambientale. Ma l’accusa è anche di abuso d’ufficio tramite falso ideologico. “La realizzazione della nuova opera – sottolineano gli inquirenti – ha costituito anche presupposto per l’illecita percezione da parte dell’amministrazione comunale di proventi economici corrisposti dai turisti con l’attracco delle imbarcazioni, utilizzando attrezzature non collaudate. Tali strumenti non potevano essere inseriti nella costruzione dell’opera idraulica, perché palesemente esclusi dalla relazione di progetto, dato il potenziale impatto sulla componente idrico-ambientale”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia: