Montefiascone – “Semafori in via Fiordini, inutili con gli specchi parabolici…”. Alcuni residenti di via Fiordini critici nei confronti della decisione dell’amministrazione comunale di installare ben quattro semafori nell’incrocio tra la via e due strade secondarie che sono entrati in funzione nella giornata di giovedì.
Oltre alle quattro lanterne semaforiche sono stati posizionati anche tre specchi parabolici stradali e sono state dipinte quattro strisce di stop nell’intersezione. Ma soltanto quelle. Infatti in tutte le tre strade la segnaletica orizzontale è assente completamente.
“Ai semafori, da poco in funzione – spiega un residente della zona -, si sono aggiunti alcuni specchi parabolici orientati rispettivamente verso le strade che confluiscono nell’incrocio che vanificano l’utilità delle lanterne semaforiche stesse confermando la scelta paradossale dell’amministrazione comunale. Infatti bastava installare questi specchi e il problema era risolto. Con l’entrata in funzione dei semafori prevale decisamente il verde, con qualche rara apparizione del rosso. Il giallo lampeggiante è invece inopportuno”.
I residenti si interrogano inoltre sulla spesa complessiva di tutto l’impianto semaforico. Tale somma probabilmente poteva essere destinata per la messa in sicurezza di altri incroci ben più pericolosi.
“Ovviamente la cittadinanza – continua il residente – vorrebbe conoscere il costo dell’intervento che ha pagato, nonché le motivazioni tecniche alla base della scelta adottata, prima che si ripeta la vicenda degli antichi semafori della porta di Borgo fatti scomparire. Infine ci si domanda se l’opposizione in consiglio comunale è stata portata a conoscenza della vicenda”.
Proprio in questi giorni via Fiordini è stata parzialmente asfaltata, in particolare nel tratto divenuto una vera e propria indecenza.
““Il miracolo è avvenuto – conclude un cittadino della frazione -. Il tratto di strada compreso tra l’incrocio con i nuovi semafori e l’incrocio in prossimità del supermercato è stato asfaltato ma tutte le altre buche restano”.
Michele Mari



