Ronciglione – Persona pulita. Anima bella. Bravo ragazzo.
Chi conosceva Paco Fabrini, a Ronciglione, lo ricorda così. E non è un caso che lo definiscano ancora “ragazzo”, nonostante, a 46 anni, fosse un uomo fatto, con moglie e figli. L’uomo ucciso in un tamponamento la notte scorsa a Ronciglione, tra viale della Resistenza e viale San Francesco d’Assisi, era un vulcano di estro e passioni.
Fumettista. Sognatore. Viaggiatore. Attore da bambino accanto a Tomas Milian e Bombolo. Sette anni a girare i film della serie sull’ispettore Nico Giraldi, l’altro personaggio che, insieme a Er Monnezza, ha reso celebre Milian. Paco non calcava più le scene da anni, ma una parte di lui non era mai uscita dal personaggio di Rocky Giraldi, l’adorabile figlio dell’ispettore. A volte, come amava ripetere, capita che il cinema trasformi la finzione in realtà: lui e Tomas Milian si erano davvero voluti bene come padre e figlio. E non mancavano di ricordarlo a ogni intervista. Avevano smesso di fare film ma non di sentirsi: fu a Paco che Tomas Milian telefonò in lacrime quando morì sua moglie Rita.
Paco Fabrini e Tomas Milian
Della sua vita lontana dal grande schermo andava orgoglioso. “Faccio er pizzettaro”, raccontava nel 2014 a Gilda Signoretti, del sito ‘In genere cinema’. A Ronciglione, da cinque anni, lavorava in un ristorante vicino al lago. “Lo dico in romanesco perché faccio la pizza romana – continuava Paco nell’intervista -. E lo dico così, a bruciapelo, perché mi piace osservare la reazione che provoca a chi me lo chiede, quasi di imbarazzo, come fosse una cosa tremenda rispetto al meraviglioso mondo del cinema. Quasi fosse un lutto! ‘Oh, mi dispiace!’, mi sembra di leggere negli occhi dei miei interlocutori. Ma io sorrido e nel mio intimo mi sento fiero di questo lavoro umile e onesto. Spesso mi sento fortunato per questa ‘disgrazia’ che mi è capitata, di guadagnarmi il pane in maniera dignitosa piuttosto che dimenarmi nel carrozzone del mondo dello spettacolo, meraviglioso sì, ma anche illusorio, spietato, infido. Certo, se adesso arriva un produttore che mi vuole per una settimana di riprese e mi dà 10mila euro non sono contento, di più! Però c’ho due figli e non posso aspettare ‘sto produttore, quindi, intanto, faccio le pizze!”.
Sei apparizioni accanto a Milian e a Bombolo, cui ebbe “l’onore”, raccontava lui, di dare un ceffone in un film.
Quando Milian tornò in America, si chiuse anche la parentesi cinematografica di Paco, breve ma intensa: lasciò Roma e andò a studiare a Barcellona. Tornò a vent’anni, provò a rientrare nel giro diffondendo suoi book fotografici anche tramite la madre, costumista cinematografica e teatrale. “Ma la questione – prosegue l’intervista a ‘In genere cinema’ – era che non avevo quella determinazione feroce imprescindibile per riuscire in un ambiente così competitivo. Sì, bello il cinema, però ci sono tante altre belle cose”. La musica, per esempio: Black Sabbath, Doors e Soundgarden più di tutti. E poi i viaggi in quell’India da lui definita “nazione illuminata” che, come sua moglie Claudia, amava alla follia. Ci tornavano quando potevano. Ma era stato anche a Marrakesh e a “Corfù cor furgone”, come scriveva su Facebook: gli amici gli invidiavano quel vecchio e coloratissimo furgoncino Volkswagen da figlio dei fiori.
Un sorriso luminoso. I pantaloni larghi da santone. La chitarra con cui si accompagnava negli stornelli romani, che per lui erano diventati una specie di missione: doveva proteggerli. Tramandarli. E poi una fantasia straripante che riversava in disegni e poesie. Ne aveva dedicata una alla sua Roma, lasciata per starsene con la famiglia lontani da caos e traffico, ma mai abbandonata davvero:
Mamma Roma, Roma mignotta,
‘na cosa te chiedo, ‘na cosa me importa
…si devo da morì, e poi rinasce
che sia dar ventre tuo, dalle tue cosce.
Trestevere è una, l’altra è Testaccio,
e in mezzo, ner fiume, io m’affaccio!
Strigneme ar petto, fammè succhià,
nutrime er core, cosi che possa cantà!
Ce ne hai mille de zinne, rosa e lillà,
te le tigne er cielo e te le fà brillà!
Le campane so capezzoli sonanti
sopra er frastuono de urla, clacson e pianti.
Tu sei la lupa, io so i gemelli
Abbraccicame tutto nei vicoletti tua belli.
Che er primo vagito mio sia un vaffanculo,
ma senza astio e cor core puro.
Famme addormì e famme sognà
che tutto st’asfalto se possa leva’…
Mamma Roma, Roma mignotta,
famme fijo tuo, un altra volta!
Firmata: Rocky Giraldi.
La salma, per ora, è all’ospedale Belcolle, a disposizione dell’autorità giudiziaria che ha disposto l’autopsia. Le persone a bordo dell’auto che lo ha travolto, verso la mezzanotte del 13 ottobre, sono state tutte denunciate: il conducente, P.D.M., 33enne di San Martino, per omicidio stradale; i passeggeri F.F. e B.M., 36 e 35 anni, per favoreggiamento. Non si sarebbero fermati subito quando hanno urtato contro lo Scarabeo di Paco. Il conducente si è presentato ieri mattina ai carabinieri di San Martino, poi in caserma a Ronciglione col suo avvocato. Sotto sequestro sia il motorino della vittima, sia l’auto sulla quale viaggiavano i tre amici.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


