Viterbo – (s.s.) – Non solo calciatore. Leonardo Bonucci, in collaborazione con il giornalista Francesco Ceniti, diventa anche scrittore.
Il libro “Il mio amico Leo” è uscito il 3 ottobre e a qualche giorno dall’evento il viterbese si è raccontato durante un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport.
Definito da Walter Veltroni (autore della prefazione) come “un racconto fantastico di una storia terribilmente vera”, il testo racconta di un ragazzo appassionato di calcio che chiede aiuto al suo idolo, Leonardo Bonucci, per affrontare i problemi di bullismo.
“C’è un episodio accaduto quando avevo 14 anni di cui non ho mai parlato – ha spiegato il difensore –. Ero a Viterbo, la mia città, e mi sono trovato in una situazione particolare, minacciato da un ragazzo di due anni più grande. Mi ha spinto e mi ha chiesto di dargli quello che avevo in tasca. Ho avuto la freddezza e il coraggio di non farmi mettere i piedi in testa: sono riuscito a dissuaderlo e a scappare, raggiungendo un gruppetto di amici. L’episodio mi ha segnato, ma ho capito che dovevo crescere: se quel ragazzo mi aveva avvicinato, evidentemente aveva visto in me un punto debole“.
Promosso capitano da Maurizio Sarri, il giocatore della Juventus ha un’ulteriore responsabilità nei confronti dei suoi tifosi, piccoli o grandi che siano. “La fascia spinge a dare di più – ha concluso Bonucci -. Sono grato al presidente e a Sarri per aver scelto me, è stata una dichiarazione di stima importante, la chiusura di un cerchio dopo la parentesi al Milan”.
