Viterbo – “Cyberbullismo, ascoltate quello che i ragazzi dicono, ma anche quello che non dicono”. Così il vicario del questore Carmine Ingrosso è intervenuto oggi al convegno “Anti bullying school”, organizzato dall’istituto omnicomprensivo di Orte nell’ambito del progetto Erasmus+ all’università degli studi della Tuscia per la giornata internazionale di studi sul bullismo.
Un incontro, ancora in corso, e a cui stanno partecipando docenti, esperti, studenti e famigliari.
Tra i primi a prendere la parola il vicario del questore Carmine Ingrosso che si è rivolto ai genitori e ai docenti in sala. “Voi avete la possibilità di ascoltare i ragazzi – ha detto – .E dovete cercare di trovare il tempo per farlo. Monitorate quello che i ragazzi dicono, ma anche quello che non dicono perché spesso i giovani non parlano con gli adulti perché per li percepiscono come ‘distanti’. E allora monitorate gli ‘sfidanzamenti’ e i fidanzamenti, i loro momenti difficili perché non tutti hanno il background adeguato per sostenerli. Bisogna prevenire il fenomeno e non solo curarlo dopo”.
Il vicario del questore Carmine Ingrosso si è poi rivolto ai ragazzi.
“Potrei illustrarvi i dati e la normativa riguardo la legge contro il fenomeno del cyberbullismo – ha aggiunto -. Ma preferisco raccontarvi una storia che può in concreto spiegare cosa è il cyberbullismo e come si riflette nella vita delle persone. Vi racconto una storia che in parte ho vissuto personalmente. Quella di Carolina Picchio”.
Carolina nella notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013 si è suicidata buttandosi dal balcone di casa sua a Novara. Il suo gesto perché da un po’ di tempo circolava in rete un video, girato da alcuni suoi coetanei, che la ritraevano ubriaca a una festa e alcuni ragazzi che mimavano un rapporto sessuale con lei incosciente. Un filmato postato, a sua insaputa sui social, e diventato poi virale.
Il vicario del questore ha motivato il suo intervento spiegando lui stesso ha conosciuto i famigliari di Carlona Picchio. Era il 14 aprile 2014 quando Ingrosso è stato trasferito a Novara e ha letto i messaggi e video di insulti a Carolina, vittima di cyberbullismo.
Il vicario del questore ha ripercorso la storia di Carolina. “Nel novembre 2012 Carolina inizia una storia con un suo coetaneo. Poi a un certo punto lei decide di lasciarlo. Qui l’incubo. Il fidanzatino inizia a divulgare una serie di insulti via social a Carolina. Poi a metà novembre 2012 a una festa Carolina viene presa di mira dagli amici del suo ex fidanzato. Il gruppo la induce a bere e gira il video che è poi diventato virale. In meno di mezz’ora quel filmato ottiene 2000 visualizzazioni. Il giorno dopo Carolina trova 2700 insulti sotto questo video. Che poi nei giorni successivi continuano”.
E il tragico epilogo. “Carolina una sera scrive un messaggio su Facebook di saluto: ‘le parole fanno più male delle botte’. Poi si toglie la vita buttandosi dal terzo piano della sua casa”. Oggi il padre di Carolina ha intitolato una fondazione a suo nome e, dopo la morte della figlia, passa la sua vita ad andare nelle scuole e a parlare con i ragazzi. Il suo unico obiettivo è sensibilizzare su un tema quanto mai, purtoppo, attuale.
A intervenire al convegno anche l’agente della polizia postale Federico Croci che ha ricordato la tragica vicenda della morte di Tiziana Cantone e si è poi rivolto ai giovani per spiegare loro che qualsiasi cosa divulgata su internet difficilmente può essere totalmente rimossa.
“Spesso – ha chiarito Federico Croci – viene chiesto alla polizia postale di rimuovere dei contenuti offensivi su internet. Ma io vi ricordo che esiste l’aspetto tecnico. Materialmente un video con tante visualizzazioni è un video che mai verrà tolto dalla rete. Noi come polizia postale possiamo risalire agli autori dei fatti, ma c’è la possibilità che quel video possa rimanere lì per sempre, anche a distanza di anni. Quindi quando si parla di bullismo è fondamentale la prevenzione e capire le conseguenze e i rischi della rete”.
La parola poi a Sabrina Sciarrini, referente provinciale bullismo ambito territoriale Viterbo che ha ricordato come “dal punto di vista provinciale stiamo lavorando su un protocollo che possa essere di supporto a scuola e famiglia”.
La psicologa Flavia Ferrazzoli ha poi chiarito i fattori che potrebbero portare allo sviluppo del fenomeno e gli strumenti e le prospettive di intervento.
Maurizia Marcoaldi





