Viterbo – “Diamo la cittadinanza onoraria a Liliana Segre”. È quanto propongono in una mozione urgente indirizzata al sindaco di Viterbo Giovanni Arena e al presidente del consiglio comunale Stefano Evangelisti, i consiglieri Francesco Serra (Viterbo dei cittadini), Lina Delle Monache (Impegno comune), Patrizia Frittelli (Viterbo dei cittadini), Massimo Erbetti (M5s), Alvaro Ricci (Pd), Giacomo Barelli (Forza civica) e Fabrizio Purchiaroni (Forza civica).
La motivazione? “Per l’opera di testimonianza e mantenimento della memoria della Shoah di cui Liliana Segre fu vittima e per l’impegno per i diritti umani”.
La mozione integrale
Premesso che in occasione dell’80esimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali in Italia si sono svolte in tutta Italia numerose iniziative per non dimenticare uno dei momenti più infausti della nostra storia, che è stato fonte di terribili discriminazioni e premessa negli anni successivi per la deportazione di migliaia di cittadini, di ogni età, nei campi di concentramento fascisti e nazisti dove moltissimi sono stati uccisi dopo atroci sofferenze morali e fisiche;
Considerato che comuni Italiani quali: La Spezia, Senigallia, Firenze, Bologna, Latina, Arezzo e decine di comuni Sardi hanno scelto di concedere la cittadinanza alla senatrice “quale segno di riconoscimento del valore universale della lotta contro ogni forma di discriminazione e di violenza”;
Ricordato che Liliana Segre, nata a Milano il 10 settembre 1930 da Alberto Segre e Lucia Foligno (morta quando Liliana non aveva ancora compiuto un anno), rimase vittima delle leggi razziali fasciste all’età di 8 anni, quando nel settembre del 1938 fu costretta ad abbandonare la scuola elementare. Poi la guerra, i bombardamenti, la caccia all’ebreo. Un lungo periodo di vita nascosta con il padre e due cugini, braccata tra la Brianza e la Valsassina. Infine il tentativo di trovare la salvezza in Svizzera, e l’arresto al confine il 7 dicembre 1943 da parte dei gendarmi del Canton Ticino. Fu rispedita in Italia dove, il giorno successivo, fu tratta in arresto a Selvetta di Viggiù, Varese. Dopo sei giorni di carcere venne trasferita prima a Como e alla fine nel carcere di San Vittore a Milano, in quel Quinto raggio che il fascismo aveva destinato agli ebrei e dove rimase detenuta per 40 giorni. Il 30 gennaio 1944 venne deportata con il padre in Germania, partendo dal binario 21 della stazione centrale di Milano e dopo una breve sosta nel campo di transito di Fossoli arrivò al campo di concentramento di Birkenau-Auschwitz il 6 febbraio e fu internata nella sezione femminile. Dei 605 prigionieri ebrei del suo trasporto, circa cinquecento vennero mandati al gas e bruciati dopo poche ore. Non rivedrà mai più il padre, che morirà ad Auschwitz il 27 aprile 1944. Anche i suoi nonni paterni, arrestati a Inverigo, Como, il 18 maggio 1944, furono deportati ad Auschwitz, dove furono uccisi il giorno stesso del loro arrivo, il 30 giugno dello stesso anno.
Alla selezione, le venne imposto e tatuato sull’avambraccio il numero di matricola 75190. Durante la sua permanenza nel campo di concentramento fu impiegata nei lavori forzati nella fabbrica di munizioni Union, di proprietà della Siemens, lavoro che svolse per circa un anno. Il 27 gennaio 1945, sgomberato il campo di concentramento di Birkenau-Auschwitz per sfuggire all’avanzata dell’Armata rossa, i nazisti trasferirono 56mila prigionieri, tra cui anche Liliana Segre, a piedi, attraverso la Polonia, in un viaggio della morte verso la Germania. La Segre, non ancora 15enne, fu condotta nel campo femminile di Ravensbrück e in seguito trasferita nel sotto campo di Malchow, nel nord della Germania. Fu liberata il primo maggio 1945, dopo l’occupazione del campo di Malchow da parte dell’Armata rossa. Tornò a Milano nell’agosto 1945. Liliana Segre è una dei 25 sopravvissuti dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati nel campo di concentramento di Auschwitz.
Ricordato che nel 1990, dopo 45 anni di silenzio, si rese per la prima volta disponibile a partecipare ad alcuni incontri con gli studenti delle scuole di Milano portando la sua testimonianza di ex deportata e da allora è diventata una testimone importantissima e l’autorevolezza della sua figura pubblica è stata riconosciuta dall’attribuzione di molte e prestigiose onorificenze, tra cui quella di senatrice a vita su nomina nel gennaio 2018 del presidente della repubblica Sergio Mattarella;
Evidenziato che Liliana Segre ha continuato in tutti questi anni di figura pubblica a esaminare e scandagliare la storia e la contemporaneità promuovendo campagne per i diritti umani e per debellare il razzismo e l’antisemitismo che, secondo la Segre, “non sono mai sopiti, solo che si preferiva nel dopoguerra della ritrovata democrazia non esprimerlo. Oggi è passato tanto tempo, quasi tutti i testimoni sono morti e il razzismo è tornato fuori così come l’indifferenza generale, uguale oggi come allora quando i senza nome eravamo noi ebrei”;
Ritenuto che Liliana Segre rappresenti una delle figure più nobili della nazione, segnata dal portare in sé la memoria della tragedia della Shoah e il senso della vita come sopravvivenza dell’umano e come scelta etica, vero e proprio sismografo per cogliere pericoli e opportunità per tutta l’umanità;
Impegnano il sindaco
a disporre gli atti necessari alla concessione della cittadinanza onoraria a Liliana Segre per l’opera di testimonianza e mantenimento della memoria della Shoah, di cui fu vittima, e l’impegno per i diritti umani.
Francesco Serra, Lina Delle Monache, Patrizia Frittelli, Massimo Erbetti, Alvaro Ricci, Giacomo Barelli e Fabrizio Purchiaroni
