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Falsi lavoratori stagionali, davanti al gup tre allevatori

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Il pubblico ministero Paola Conti

Il pubblico ministero Paola Conti

L'avvocato Marco Russo

L’avvocato Marco Russo

Viterbo – Business dell’immigrazione clandestina, davanti al gup Francesco Rigato l’allevatore 72enne Pietro Biagio Cherchi. Si tratta dell’imprenditore agricolo d’origine sarda finito ai domiciliari lo scorso 8 ottobre su richiesta del pm Stefano D’Arma con l’accusa di sfruttamento dei lavoratori, nell’ambito del giro di vite della procura della repubblica di Viterbo contro il caporalato. 

Nel 2016 era già finito nel mirino della procura, tra i 45 indagati iniziali della maxinchiesta del pubblico ministero Paola Conti su un presunto giro di falsi lavoratori stagionali. Tra loro intermediari, imprenditori agricoli e allevatori di bestiame, alcuni dei quali proprietari di centinaia di ettari di terreni e altrettanti animali.

Trentasette le richieste di rinvio a giudizio, 34 delle quali finite a Siena per competenza territoriale, essendo stati commessi i reati contestati tra Alto Lazio e Toscana.

Davanti al gup del tribunale di Viterbo sono rimasti in tre: Pietro Biagio Cherchi e i fratelli Pietro e Ciriaco Puggioni.

Durante l’udienza di ieri si sono divise pure le loro strade, anche se si ritroveranno davanti al giudice Rigato il 12 maggio. Ma mentre i Puggioni, difesi dall’avvocato Marco Russo, saranno giudicati in quella data con il rito abbreviato, per Cherchi proseguirà invece l’udienza preliminare e si deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio.


“Ma i 2500 euro quando me li dai?”

È soltanto uno delle decine di sms che inchioderebbero gli indagati. 

Cherchi, nel 2012, avrebbe fatto entrare illegalmente in Italia, in cambio di 2500 euro l’uno, due cittadini indiani di 28 e 38 anni. I Puggioni, invece, per la stessa somma di 2500 euro ciascuno, avrebbero presentato nel 2013 fittizie richieste di lavoratori stagionali indiani.

Secondo la procura, gli imprenditori agricoli, con la complicità di intermediari, tra il 2012 e il 2014, avrebbero fatto arrivare in Italia lavoratori stranieri, per lo più pakistani, indiani e cingalesi, tramite finte assunzioni. Gli imprenditori avrebbero fatto richiesta di stagionali allo sportello per l’immigrazione. Così facendo però gli indagati avrebbero ottenuto il visto per gli immigrati e da loro intascato un compenso, solo per averli fatti entrare in Italia.


Denunciato da quattro pastori, per il 72enne sono scattate le manette

Cherchi è finito nuovamente nei guai quest’anno, con l’arresto dell’8 ottobre, in seguito alla denuncia di quattro lavoratori stranieri, tre africani e un romeno 26enne senza fissa dimora, destinatario di un foglio di via obbligatorio emesso dal questore di Viterbo il 30 agosto 2018. 

Secondo l’accusa, pastori sfruttati, pagati un euro e cinquanta all’ora e e alloggiati in una catapecchia, nelle campagne tra Viterbo e Vetralla dove pascolano le sue greggi di ovini e caprini. Un casaletto sudicio, fatiscente e isolato, coi vetri rotti alle finestre e le pareti annerite dal fumo, senza acqua potabile e senza riscaldamento, che l’indagato avrebbe continuato a usare nonostante il 5 dicembre dell’anno scorso, dopo un sopralluogo della Asl e del nucleo carabinieri dell’ispettorato del lavoro, fosse stato dichiarato inagibile dal sindaco Giovanni Arena, che ne aveva ordinato lo sgombero. 

Il 72enne avrebbe inoltre costretto i pastori a turni massacranti, obbligandoli a lavorare anche 10-12 ore al giorno. “Vai via e togliti dal cazzo”, avrebbe licenziato sbrigativamente un africano, un pastore 43enne d’origine marocchina, che lo scorso 25 marzo si è presentato all’ispettorato del lavoro per denunciarlo. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”


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