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Lucciola lo denuncia per sfruttamento e scappa, tradito dalle intercettazioni

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Controllo dei carabinieri

Prostituzione – Controllo dei carabinieri

Civita Castellana – (sil.co.) – Lucciola lo denuncia e scappa, lui si tradisce “ho perso la diavoletta”. 

Tradito dalla fuga della “diavoletta” e da una valanga di altre intercettazioni, l’uomo, un romeno finito sotto processo per sfruttamento della prostituzione davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei,  sarebbe stato la mente di un traffico di giovanissime lucciole, reclutate in Romania per fare la vita in Italia e, nel caso specifico, a Civita Castellana. 

La vittima ha trovato il coraggio di denunciarlo il 6 maggio 2012 quando si è recata prima da una parente a Ladispoli e poi dai carabineiri di Passoscuro, portando i militari a Civita Castellana in una villetta occupata abusivamente da un connazionale, la cui posizione è stata stralciata, dove sarebbe stata obbligata con le minacce a fare la prostituta e a consegnare agli aguzzini il ricavato. 

Nascosta in un cassetto sotto il tavolo della sala, i militari durante la perquisizione trovarono, su indicazione della ragazza, anche una pistola Beretta, risultata rubata un anno prima nella casa di campagna di un colonnello dell’esercito in pensione, che aveva regolarmente denunciato il furto dell’arma. Su un lettore dvd c’era inoltre un piccolo involucro contenente hashish. 

L’attuale imputato, che quel giorno in casa davanti ai carabinieri avrebbe fatto l’amico, secondo l’accusa era l’uomo cui la giovanissima era costretta in quel periodo a dare i soldi della prostituzione, essendo l’altro indagato nel frattempo tornato in Romania. 

Intercettato, siccome la ragazza dopo la denuncia sarebbe scappata a Napoli trovando rifugio a casa della madre, avrebbe commentato: “Ho perso la diavoletta che è andata a Napoli”. 

“Parlava con tanti connazionali, aveva 3-4 ragazze che facevano la vita, parlava di ragazze da far venire dalla Romania, di scambi di prostitute romene con altre zone d’Italia, di documenti falsi per le ragazze”, ha spiegato un militare del nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo, che hanno indagato sulla vicenda. 

“Le telefonate più esplicite erano quelle tra l’imputato e la ‘fidanzata’. Parlavano di soldi, guadagni, prezzi delle prestazioni”, ha proseguito il carabiniere. “Era una vera e propria attività organizzata di reclutamento di giovani ragazze romene da avviare alla prostituzione in Italia”, ha concluso. 

Sempre che sia ancora in Italia o sia possibile rintracciarla, la “diavoletta”, che ha avuto il coraggio di denunciare, sarà ascoltata in aula all’udienza del prossimo 10 marzo. 


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