Viterbo – Mafia viterbese, udienza preliminare a Natale per i tredici arrestati del presunto sodalizio criminale italo-albabese di stampo mafioso sgominato con il blitz dell’operazione Erostrato dello scorso 25 gennaio.
Gli indagati dovranno comparire davanti al gup del tribunale di Roma alle ore 9,30 del prossimo 21 dicembre, l’ultimo sabato prima delle feste di fine anno. La richiesta di rinvio a giudizio è stata depositata il 25 novembre dai pubblici ministeri Giovani Musarò e Fabrizio Tucci della Dda, la direzione distrettuale antimafia di Roma.
Impressionante il numero delle parti offese citate dal giudice per le indagini preliminari Emanuela Attura del tribunale di Roma nelle 34 pagine del decreto di fissazione dell’udienza preliminare. Sono ben 47, tutte potenziali parte civile in caso di processo, tra i quali imprenditori, liberi professionisti, gestori di locali da ballo, politici, commercianti e anche Sos Impresa Lazio.
Tra loro ci sono l’ex presidente della Viterbese e imprenditore Piero Camilli. Ci sono l’assessore e commercialista Claudio Ubertini e i figli, cui sono state bruciate le macchine, così come all’avvocato Roberto Alabiso. C’è il rivenditore di automobili Rinaldo Della Rocca, cui sono state bruciate 12 vetture parcheggiate nel piazzale. C’è Roberto Grazini dell’omonima ditta di traslochi cui è stato dato alle fiamme un camion. E il cinese proprietario del furgone parcheggiato a fianco. C’è la titolare del compro oro di via Genova Fabiola Bacianini, vittima di attentati incendiari e intimidazioni, così come il collega Bruno Paternollo sulla Teverina. Ci sono poliziotti e carabinieri. E ancora: Emanuele Abatecola, Daniele Casertano, Giovanni Biosa, Emanuele Gorini e tanti altri finiti nel mirino del pericoloso sodalizio.
Al centro delle indagini una presunta organizzazione criminale italo-albanese di stampo mafioso, che negli ultimi due-tre anni, a colpi di intimidazioni e attentati incendiari, avrebbe cercato di imporre la propria supremazia alle vittime nonché di prendere il controllo di attività commerciali del capoluogo, in particolare nel settore dei compro oro e dei locali da ballo.
Tra il folto stuolo di difensori ci sono gli avvocati Giuseppe Di Renzo del foro di Vibo Valentia, Carlo Taormina del foro di Latina, Roberto Afeltra e Piergiorgio Manca del foro di Roma, Giovanni Labate, Riccardo Micci, Fausto Barili, Floro Sinatora, Samuele De Santis, Marco Valerio Mazzatosta, Giuliano Migliorati, Michele Ranucci del foro di Viterbo.
Agli arresti da dieci mesi i tredici indagati
Nessuno ha beneficiato della revoca o di un alleggerimento della misura.
Undici dei tredici indagati sono finiti in carcere: Giuseppe “Peppino” Trovato, 43 anni, il titolare di tre compro oro del capoluogo, originario di Lamezia Terme, residente da una quindicina di anni a Viterbo, ritenuto ai vertici dell’organizzazione; Ismail “Ermal” Rebeshi, albanese, di 36 anni, gestore a Viterbo di un autosalone e un locale notturno, anche lui con un ruolo di vertice nel sodalizio, già in carcere per droga dal 26 novembre; Luigi “Gigi” Forieri, 51enne residente a Caprarola, titolare a Viterbo al tempo dei fatti del bar di via Genova; i fratelli albanesi Spartak “Ricmond” Patozi e Shkelzen “Zen” Patozi, 31 e 34 anni, operai, Ricmond residente a Vitorchiano e Zen a Viterbo; Sokol “Codino” Dervishi, operaio albanese di 33 anni, residente a Viterbo; Gazmir “Gas” Gurguri, anche lui albanese, operaio 35enne di Canepina; il viterbese Gabriele “Gamberone” Laezza, 31 anni, operaio nella ditta di trasporti di famiglia; l’unico romeno, Ionel Pavel, di 35 anni; Fouzia “Sofia” Oufir, 34enne d’origine marocchina, compagna e dipendente di Giuseppe Trovato; la 31enne viterbese Martina Guadagno, commessa in uno dei Compro oro gestiti da Trovato.
Due soli arrestati su tredici sono ai domiciliari, entrambi viterbesi e incensurati: il parrucchiere 29enne Manuel Pecci, titolare di un salone di bellezza in via Maria Santissima Liberatrice, e l’artigiano Emanuele “Lele” Erasmi, cinquantenne, di Bagnaia.
Ai vertici del sodalizio un italiano e un albanese
Ai vertici della “mafia viterbese” Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi. Entrambi imprenditori, residenti nel capoluogo da anni. Trovato, 43enne originario di Lamezia Terme, titolare di tre compro oro sarebbe stato pronto a tutto pur di sbaragliare la concorrenza. Idem il 36enne albanese Rebeshi, titolare di una concessionaria e attivo nel settore dei locali da ballo.
Per Rebeshi, con l’avviso di chiusura indagini, lo sorso primo ottobre, sono arrivati altri due capi d’imputazione. E’ accusato anche di trasferimento fraudolento di valori e favoreggiamento di associazione di stampo mafioso in concorso con la compagna e la cognata, queste ultime indagate al di fuori del filone principale. Fuori dal filone principale anche un terzo personaggio, complice dell’attentato incendiario a un carabiniere.
Sono riusciti a seminare il terrore, tra teste di agnello mozzate e incendi appiccati a saracinesche e auto, colpendo commercianti, liberi professionisti, avvocati e perfino le forze dell’ordine. Un pericoloso gioco al rialzo, sviluppando un senso d’impunità e un delirio d’onnipotenza che, dai e dai, alla fine ha traditi capoclan e presunti complici. Trovato, al culmine di una escalation di violenza senza precedenti per Viterbo, è arrivato a farsi i complimenti da solo, parlando in macchina, senza sapere di essere intercettato dalle cimici nascoste dagli investigatori nell’abitacolo.
Tutti inchiodati da intercettazioni pesanti come macigni, ampi stralci delle quali inserite nella famosa ordinanza di 720 pagine con cui il gip Flavia Costantini, a gennaio, ha accolto le richieste di misure di custodia cautelare dei pm Tucci e Musarò della direzione distrettuale antimafia di Roma.
Silvana Cortignani
Gli indagati
1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;
2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;
3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;
4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;
6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;
8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;
9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, al tempo dei fatti titolare di un bar, partecipe dell’associazione;
10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;
12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;
13. ERASMI Emanuele, 50enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Multimedia: Fotocronaca: Mafia a Viterbo – I tredici arrestati – Operazione Erostrato, gli arrestati – Scacco alla Mafia nel Viterbese – Video: Prestipino e Palma spiegano come agiva l’organizzazione mafiosa – 13 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso – Scacco alla Mafia nel Viterbese


