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Viterbo – Pubblicità sulle auto, 165 denunce sporte a Viterbo.
Un business da 15 milioni di euro in tre anni, sulla pelle di chi abboccava.
Il raggiro messo in piedi secondo gli inquirenti dalla società Vantage Group Srl era semplice: a chi comprava un’automobile sulla cui carrozzeria applicare un adesivo pubblicitario si prometteva il rimborso dell’auto, più le spese per carburante e assicurazione.
Ma chi ha firmato i contratti si è ritrovato spesso a pagare dai 15mila ai 35mila euro senza riavere indietro quanto promesso. Anche a Viterbo e provincia.
Le denunce sono arrivate anche sulle scrivanie dei magistrati di via Falcone e Borsellino, veicolate da Confconsumatori.
“Centosessantacinque sono solo quelle di competenza della procura viterbese – spiega Antonio Nobile, presidente dell’associazione -. Altre, sempre di nostri utenti, sono finite a Roma e in altre città. E in più c’è una quindicina di cause civili che abbiamo intentato tra Viterbo e la capitale”. Obiettivo: riavere indietro quanto versato. Le prime segnalazioni risalgono all’anno scorso.
È invece di pochi giorni fa il sequestro da circa 3 milioni di euro – l’equivalente dell’Iva evasa, secondo gli inquirenti – disposto dalla procura di Roma a carico di Massimiliano Casazza, amministratore della Vantage Group. L’indagine è seguita dalla guardia di finanza che, in una nota, informa che Casazza è “indagato per evasione fiscale, truffa e autoriciclaggio”. Il tutto, secondo quanto scrivono gli investigatori, per aver proposto “la sottoscrizione di contratti con cui privati o imprese si impegnavano ad acquistare autovetture di colore bianco sulle cui fiancate sarebbero stati applicati messaggi pubblicitari – nonostante il codice della strada vieti espressamente l’utilizzo dei mezzi per pubblicità a titolo oneroso – e a pagare circa 7mila euro per servizi aggiuntivi mai corrisposti. A fronte di ciò, la società avrebbe provveduto a corrispondere al contraente 60 rate mensili di importo variabile tra i 340 e i 440 euro, quale rimborso del prezzo di acquisto del veicolo, nonché una quota delle spese per carburante e assicurazione”.
Ma sul finire del 2018 sempre più acquirenti hanno iniziato a lamentare la mancata ricezione dei rimborsi. Oltre al fatto che il divieto di caradvertising (pubblicità sulle auto) imposto dal codice della strada – di cui gli acquirenti erano ignari – avrebbe fatto scattare multe salate per alcuni di loro. Un ulteriore aggravio dei costi tra i 500 e i 1000 euro.
Il giro d’affari quantificato dalla finanza, nella nota sull’indagine, ammonta a “15 milioni di euro nel triennio 2016-2018. Nello stesso periodo, utilizzando parte del denaro così illegittimamente ottenuto, l’amministratore ha acquistato, tramite altra società, immobili per circa 1,3 milioni di euro”. Operazione che si inserisce nel “costante impegno profuso dalla finanza nella lotta all’evasione fiscale e alle frodi ai danni di cittadini e imprese”.
Confconsumatori Viterbo tiene gli occhi aperti. “Faremo recuperare questi soldi agli utenti – conclude Nobile -. Stiamo chiedendo l’annullamento dei contratti perché la pubblicità, per come era concepito il contratto, veniva finanziata insieme all’auto. E non si può finanziare un bene a consumo insieme ad altro. Tutte queste pratiche, per noi, sono nulle ab origine”.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


