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Stupro al pub di CasaPound, vittima parte civile contro Licci e Chiricozzi

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Viterbo - L'arresto di Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi di CasaPound

L’arresto di Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi di CasaPound

Gli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate all’uscita dal tribunale di Viterbo

Gli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate 

Stupro al pub di Casapound - Il caso a "Chi l'ha visto?"

L’avvocato di parte civile Franco Taurchini

Viterbo – (sil.co.) – Stupro al pub di CasaPound, oggi il processo con la vittima parte civile contro Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi, il 21enne viterbese e il 19enne di Vallerano, all’epoca militanti del movimento di estrema destra, arrestati sette mesi fa con l’accusa di stupro di gruppo e lesioni aggravate in concorso. 

La 36enne violentata e filmata la notte tra l’11 e il 12 aprile all’interno del circolo privato di piazza Sallupara, difesa dall’avvocato Franco Taurchini, sarà presente al processo col rito abbreviato ai due ventenni, che si celebra oggi a porte chiuse davanti al giudice Elisabetta Massini. L’abbreviato, che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena, è stato chiesto dai difensori Giovanni Labate, Marco Valerio Mazzatosta e Domenico Gorziglia.

Sarebbe nel frattempo pronta a costituirsi parte civile anche un’associazione contro la violenza di genere, la Bon’t worry onlus, nata nel 2016 per volere di Bo Guerreschi, economista internazionale di successo, a sua volta vittima di abusi psicologici e fisici. 

Da metà settembre ai domiciliari col braccialetto elettronico, dopo cinque mesi a Mammagialla, Licci e Chiricozzi sono stati arrestati il 29 aprile scorso in seguito alla denuncia della vittima, costretta a ricorrere alle cure dei sanitari dell’ospedale di Belcolle, da dove è stata dimessa con una prognosi di sette giorni  a seguito delle lesioni riportate. 


Stuprata per tre ore mentre veniva filmata

Conosciuta al Toto’s Pub di via Genova, la 36enne sarebbe stata convinta a seguire i due ventenni all’Old Manners Tavern. Lì le avrebbero fatto bere un amaro Montenegro, poi l’avrebbero portata al seminterrato e quando ha detto “no” l’avrebbero colpita con un pugno in faccia, facendole perdere i sensi, denudata e abusato brutalmente di lei per circa tre ore mentre era semincosciente. Lasciando il locale, secondo le immagini della videosorveglianza, Licci e Chiricozzi l’avrebbero presa di peso sulle spalle e caricata in macchina. Quindi avrebbero diffuso su due chat il video dello stupro.


“Dai, non fare così, divertiamoci un po’”

“Mi abbracciava e mi baciava sulla bocca – ha raccontato la 36enne agli investigatori -. Contemporaneamente mi toccava il seno e il sedere. Io lo spingevo lontano da me”. La donna riesce a divincolarsi e a raggiungere il piano superiore, ma Chiricozzi la blocca. “Dai, non fare così, divertiamoci un po’”, le dice mentre le palpa il fondoschiena. “Si è avvicinato a me – prosegue la vittima – continuando a toccarmi il sedere, il seno, infilando la mano sotto la maglietta, e la vagina da sopra i pantaloni. Cercando di infilare la sua mano dentro i miei pantaloni”.


Un pugno e il blackout

La 36enne continua a sottrarsi, ma “l’ennesimo rifiuto” provoca la “repentina reazione” di Chiricozzi, che le sferra “un violento pugno sull’occhio sinistro”. Per la donna è “blackout”. Da quel momento in poi non ricorderà più nulla. “Non sa spiegare – scrive il gip Rita Cialoni nell’ordinanza d’arresto – neppure come sia tornata a casa, dove il mattino seguente si è svegliata completamente vestita e dolorante”.  La corsa al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle. Sette giorni di prognosi per “contusioni multiple da riferita aggressione”, “tumefazioni”, “ecchimosi” e “abrasioni”. Nel referto i medici riportano anche le continue “crisi di pianto” della 36enne, per poi allertare le forze dell’ordine perché avrebbero davanti “verosimilmente una vittima di violenza sessuale”.


“Completamente nuda sul pavimento in posizione fetale”

Nei filmati, tra i lamenti della donna, si sente Licci dire: “Oh (bestemmia), t’ammazzo, ha’ capito? (bestemmia)”. Chiricozzi, invece, dopo essersi rammaricato per la scarsa qualità delle immagini (“Cazzo, nun se vede gnente”), esclama: “Zitta troia”.

Per il giudice, Licci e Chiricozzi avrebbero “approfittato della totale incapacità di reazione” della donna, “essendo riversa a terra in uno stato di totale incoscienza, e avrebbero “abusato delle sue condizioni di inferiorità fisica e psichica”. Le foto “ritraggono la vittima inerme e apparentemente priva di sensi. Completamente nuda e sdraiata sul pavimento in posizione fetale, ovvero supina con una mano sulla bocca”. I video, invece, mostrano i “reiterati abusi sessuali degli indagati con atteggiamento sprezzante oltre che beffardo, intercalato da insulti e minacce. Nel mentre la 36enne, alla quale venivano fatte assumere di volta in volta posizioni diverse, versava visibilmente in uno stato di semicoscienza, emettendo solo flebili lamenti. Con voce sfinita esortava i due a porre fine alle violenze, consistite in ripetute penetrazioni vaginali e violente masturbazioni, inflitte alla giovane donna ormai priva di alcuna valida capacità reattiva”.

 


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