Tarquinia – (sil.co.) – Abusi su bimba disabile, sarà processato con l’abbreviato il fisioterapista accusato di pedofilia. Pronti a costituirsi parte civile, anche per la figlia minore, i genitori della vittima. In caso di condanna, grazie al rito alternativo, potrà usufruire dello sconto di un terzo della pena.
E’ il fisioterapista 35enne di Tarquinia arrestato lo scorso 21 settembre dalla polizia per violenza sessuale aggravata e continuata su una bambina disabile di otto anni residente in provincia di Viterbo. Gli abusi sarebbero iniziati i primi di settembre, nell’ambito dell’attività privata svolta al domicilio della presunta vittima.
L’uomo, D.C., era un dipendente dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, operativo presso la sede distaccata di Santa Marinella. In seguito all’arresto è stato sospeso.
E’ invece di questi giorni la notizia che la difesa del 35enne, dopo l’accoglimento da parte del tribunale di Viterbo della richiesta di giudizio immediato della pm Eliana Dolce, ha chiesto a sua volta il processo col rito abbreviato, che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena.
Il fisioterapista è finito tre mesi fa nel carcere di Mammagialla su richiesta della pm Eliana Dolce della procura della repubblica di Viterbo, che ha condotto indagini lampo, sfociate nel giro di pochi giorni nella misura di custodia cautelare subito concessa dalla gip Savina Poli, alla luce dei gravissimi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato.
Misura eseguita all’alba del 21 settembre dal personale della squadra mobile del dirigente Gian Fabrizio Moschini.
Il 35enne, incensurato, è assistito dagli avvocati Piersalvatore Maruccio e Claudia Trippanera del foro di Civitavecchia. Sul suo capo pende l’accusa di violenza sessuale continuata su minore, con le ulteriori aggravanti dell’età inferiore ai dieci anni e della minorata difesa della vittima. I genitori della piccola sono assistiti dall’avvocato Marco Valerio Mazzatosta del foro di Viterbo.
“Siamo sconcertati e addolorati che possa essere accaduta una cosa del genere e il nostro primo pensiero di vicinanza e solidarietà va alla bambina e alla sua famiglia – scrisse in una nota l’ospedale subito dopo l’arresto – sulla base delle poche informazioni a disposizione, fatti salvi i doverosi accertamenti in corso da parte dell’autorità inquirente, si tratterebbe di presunti gravissimi illeciti commessi fuori dall’ospedale, nel corso di un’attività riabilitativa privata a domicilio vietata dai regolamenti interni”.


