Viterbo – Mille ore, 550 di formazione teorica e 450 di tirocinio, per ottenere il prezioso attestato che permette di cercare impiego in ospedali, Asl, residenze sanitarie assistite, case di riposo, case famiglia o comunità di recupero: “Dopo un anno di corso, di impegno e di speranze, ho temuto di vedere svanire il mio sogno alla vigilia dell’esame”.
A raccontare al giudice Elisabetta Massini un’odissea che sarebbe durata mesi è stata ieri una operatrice sociosanitaria 44enne, anche lei tra la ventina di persone offese del processo al presidente di Fondazione Omnia, Paolo De Angelis.
Il 55enne, finito quattro anni fa per questa vicenda al centro di interrogazioni, sia in Comune che in Regione, li avrebbe ricattati. Per questo è imputato di tentata estorsione. Parti civili le vittime, tre delle quali assistite dall’avvocato Dominga Martines.
Quattro anni fa la 44enne ha temuto di veder sfumare l’agognata qualifica professionale, che le avrebbe garantito un posto di lavoro: “Gli esami furono rimandati un paio di volte e alla fine, solo dopo avere bussato a comune, Asl, ministero e procura, siamo riusciti a sostenerli. Alla presenza della guardia di finanza”.
Tra il 2014 e il 2015 le presunte vittime hanno frequentato i corsi Oss organizzati dalla onlus in partenariato con la Asl di Viterbo e l’autorizzazione della Regione Lazio.
“Il corso costava 2500 euro, ma ne valeva la pena – hanno spiegato due ex corsiste, sentite per prime come testimoni dall’accusa – pagata la prima, di 900 euro, sono iniziate le lezioni. Ma nel bel mezzo del corso un ufficiale giudiziario è venuto a dirci che dovevano versare la seconda rata, da 800 euro, a una cooperativa con cui Omnia era indebitata. Allora si presentò in classe il presidente Paolo De Angelis, dicendoci, con tono minaccioso, che chi non avesse pagato la rata di 800 euro alla Fondazione sarebbe stato sospeso dal corso. E noi pagammo. Nonostante il giudice delle esecuzioni avesse disposto diversamente”.
“Ci fecero firmare un documento in cui dicevamo di non avere altri ‘debiti’ con Omnia. Ma passato quasi un anno, alla vigilia degli esami, Paolo De Angelis ci disse che se non avessimo pagato anche la terza rata di 800 euro alla Fondazione, sarebbero saltati gli esami finali per il conseguimento dell’attestato di operatore sociosanitario”, hanno spiegato le vittime, che tali non sarebbero, secondo la difesa di De Angelis, in quanto alla fine, nonostante le traversie, hanno ottenuto la qualifica di operatore sociosanitario, pagando i 2500 euro pattuiti e non un centesimo di più.
Paolo De Angelis è stato rinviato a giudizio dal gup Francesco Rigato con la pesante accusa di tentata estorsione, in base alle indagini successive all’esposto presentato il 13 maggio 2015 dai partecipanti al Corso di formazione professionale per operatore sociosanitario che si è tenuto dal marzo 2014 al marzo 2015, a Viterbo, presso la sede di via Cardarelli dei corsi di laurea delle professioni sanitarie.
“Perché – si legge nel capo d’imputazione – nella sua qualità di presidente della Fondazione Omnia onlus, De Angelis poneva in essere atti idonei, diretti in modo non equivoco a costringere parte dei partecipanti al corso di formazione professionale per operatore socio-sanitario a corrispondere, nel periodo agosto-settembre 2014, la seconda rata del predetto corso pari a 800 euro ciascuno, minacciandoli che, in caso contrario, la Fondazione non avrebbe rilasciato loro ‘la certificazione di ammissibilità’ per partecipare all’esame finale“.
E poi, ancora. “Successivamente, nell’aver permesso l’effettuazione degli esami finali ai predetti corsisti il 21 e 22 maggio 2015 e consegnando i relativi diplomi necessari la partecipazione a concorsi pubblici soltanto il 29 gennaio 2016 soltanto a seguito di versamento da parte dei predetti del saldo prezzo che costituiva ‘deposito fiduciario cauzionale’“.
Il processo riprenderà il 26 ottobre 2020, con la fissazione di una ulteriore udienza il 6 novembre 2020.
Silvana Cortignani
