Ronciglione – “La legge non è uguale per tutti”, scrive Andrea Landolfi in calce a una lettera indirizzata alla madre scritta pochi giorni dopo il suo ingresso nel carcere di Regina Coeli, lo scorso 11 ottobre. “Mio figlio – spiega – è stato imbeccato per fargli dire che sono colpevole”. Erano passati soltanto pochi giorni dal suo arresto, avvenuto il 25 settembre in seguito al via libera della cassazione, su ricorso della procura di Viterbo.
Andrea venerdì 11 ottobre stava per essere trasferito nella cella dell’ottavo braccio del carcere di Regina Coeli cui era stato assegnato. In prigione ha tentato tre volte in tre mesi di togliersi la vita.
“Mamma, diffondi questa lettera a livello mediatico”, dice, continuando tuttora a professarsi innocente, il trentenne di Roma in carcere da quasi tre mesi con l’accusa di omicidio per la morte della fidanzata Sestina Arcuri, deceduta a Belcolle due giorni dopo essere precipitata dalle scale della casa della nonna del compagno, in un appartamento di via Papirio Serangeli a Ronciglione, la notte tra il 3 e il 4 febbraio.
Nella missiva scrive: “Non voglio andare all’ottavo braccio perché sono innocente. Quella che è capitata mi è capitata cadendo dalle scale io e la mia compagna Maria Sestina è stata una tragedia, dovuta a un incidente domestico”.
“Mi ritrovo in carcere – prosegue il trentenne – perché il tribunale della libertà ha accettato la misura cautelare in carcere dovuta solamente alle dichiarazioni di mio figlio che, ad appena 5 anni, è stato sottoposto a un interrogatorio durato due ore e un quarto, essendo figlio di una mia ex compagna, che ha inculcato nella testa di questo bambino di dire che io sono colpevole”.
“Ma il bambino – sostiene Landolfi – dice che siamo caduti tutti e due insieme e poi cambia tante versioni. Hanno reso ammissibile l’interrogatorio di mio figlio che all’epoca aveva solo 5 anni. Il bambino è stato condizionato dalla mia ex compagna che portava lei stessa gelosia. Ma il bambino non ha visto nulla, perché, alla fine dell’interrogatorio, dice che alla fine si è svegliato, quindi si capisce che il bambino dice tante cose senza un senso, imbeccato dalla madre, la mia ex intendo, perché portava astio per la mia nuova compagna Sestina”.
“La cassazione ha rifiutato di rivedere il video dell’indegno interrogatorio fatto a mio figlio, hanno sentito la discussione del mio difensore, ma hanno dichiarato inammissibile vedere l’interrogatorio fatto a mio figlio”, conclude il giovane comparso per la prima volta lunedì scorso, 9 dicembre, davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo per il processo, rinviato al 20 gennaio 2020 su richiesta del nuovo difensore Giacomo Marini, nominato soltanto pochi giorni prima.
In carcere l’imputato è finito quasi otto mesi dopo il presunto delitto. “In tutto questo periodo ho atteso in libertà la decisione sulla richiesta di misura cautelare. Non sono mai stato pericoloso per la fuga, non ho mai inquinato le prove, non ho più contattato mio figlio. Avevo tutti i documenti, la macchina, casa e garage… In questo arco di tempo ho rispettato tutto e tutte le leggi. Ma la legge non è uguale per tutti”, conclude.
Silvana Cortignani

