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Čajkovskij spiegato dal maestro Bosso al teatro Unione

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Ezio Bosso

Ezio Bosso

Viterbo - Čajkovskij spiegato dal maestro Bosso nella cornice del teatro Unione

Viterbo – Čajkovskij spiegato dal maestro Bosso nella cornice del teatro Unione

Viterbo - Čajkovskij spiegato dal maestro Bosso nella cornice del teatro Unione

Viterbo – Čajkovskij spiegato dal maestro Bosso nella cornice del teatro Unione

Viterbo – Čajkovskij spiegato dal maestro Bosso nella cornice del teatro Unione.

L’avventura del grande repertorio classico nella Tv generalista continua, con una nuova serata controcorrente, sempre guidata dal maestro Ezio Bosso e sempre su Rai3, pioniera di questo nuovo format decisamente inusuale, ma confortato dal grande successo dell’evento andato in onda lo scorso giugno, dedicato integralmente a Beethoven.

Ieri in onda il giorno di Natale, alle 21,15 su Rai3, il nuovo appuntamento di “Che Storia è la Musica” ha raccontato musica e vita del compositore che più amò questa festività: il grande Čajkovskij.

Con l’originalità imprevedibile del suo approccio, il maestro Bosso ha avvicinato il pubblico alla sesta sinfonia, la celebre “Patetica”, rivelandone i misteri e aprendosi a riflessioni e profondità lontane da ogni possibile cliché.

Dunque una sorpresa, animata da digressioni musicali e non solo, con ospiti anch’essi imprevedibili, noti e meno noti, tutti fortemente coinvolti nel racconto e nell’intensità dell’esperienza musicale dal vivo. Realizzata nel cuore della Tuscia, al teatro dell’Unione di Viterbo, “Che Storia è la Musica” ha visto protagonista, accanto a Bosso e ai suoi ospiti, l’orchestra Europa Filarmonica, da lui fondata e per l’occasione arricchita dai giovani dell’orchestra Filarmonica di Benevento, e il coro Filarmonico Rossini di Pesaro.

E’ indubbio che in questa seconda avventura televisiva, alcune dinamiche si siano definite e approfondite. Come lo stretto rapporto tra Bosso ed i suoi musicisti, con i quali il dialogo diventa più intenso e serrato, divertente, a tratti affettuoso e mai scontato. Come la voglia di osare sempre di più, evidente sin dalla scelta del repertorio: una sfida per il direttore e per l’orchestra, ma anche per il pubblico e gli ospiti, chiamati a raccontare il proprio rapporto con la musica di fronte a una sinfonia monumentale e delicata al contempo, fatta di terremoti sonori ma anche di pianissimi ai limiti dell’inudibile.

Una sinfonia che Ezio Bosso svela e ricompone nei suoi meccanismi costruttivi, in un viaggio di rivelazione e interpretazione fino ai gangli vitali della musica. Un finale festoso e natalizio ha chiuso una serata ad alta tensione emotiva, in cui lo sforzo – intellettuale e fisico – di rendere al meglio la grande bellezza della musica, verrà vissuto dai telespettatori come magica levità.


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