Viterbo – “Un congresso con più candidature sarebbe stato molto più interessante. Mi sarebbe piaciuto il confronto, ma una parte del partito ha deciso di rimanere fuori”. La neosegretaria provinciale del Pd Manuela Benedetti si gode l’elezione all’unanimità di ieri, ma non nasconde la testa sotto la sabbia sulla grana-popolari. L’ala moderata del partito, infatti, non ha espresso candidature alla segreteria e ha addirittura disertato in blocco il congresso provinciale.
Quest’affermazione è una rivincita dopo la sconfitta contro Andrea Egidi del 2017?
“Quella volta non andò bene, ma comunque presi il 45%. Diciamo che da lì è partito un percorso che mi ha portato a questo risultato. Stavolta eravamo davvero convinti di potercela fare”.
Così convinti che gli avversari non si sono nemmeno presentati…
“Questo non dipende da me. Le motivazioni per cui una parte del partito è rimasta fuori dal congresso non le ho ben capite. La fase congressuale secondo me è il momento migliore per un confronto. Invece c’è un gruppo intero che ha deciso di non presentare candidature e nemmeno partecipare al congresso. Credo che sia stata una scelta sbagliata, anche perché nessuno li ha esclusi”.
Lei come ha affrontato il problema?
“Secondo me, la fase della definizione degli organismi provinciali è quella in cui c’è maggiormente bisogno di rappresentare la pluralità. Io ho cercato di fare dei passaggi per chiedere una disponibilità di presenze in questi organismi, perché credo che sia giusto che il partito resti una casa inclusiva, ma dall’altra parte quella disponibilità è mancata”.
Può covare sotto la cenere una fuoriuscita verso Italia viva o altri partiti?
“Questo non lo so, ne risponderà chi non ha partecipato al congresso. Io posso dire solo che non credo sia stato un bel segnale di attaccamento al partito. Nel momento in cui si decide di stare in un gruppo, bisogna starci in tutti i momenti”.
Quanto sarebbe grave un’eventuale scissione?
“Il problema al momento non ci riguarda, nessuno ha detto di voler abbandonare il partito. Il Pd ha una sua ricchezza nella pluralità, noi siamo stati sempre aperti e continueremo a esserlo”.
Di sicuro c’è da rifondare un partito dopo 18 mesi di commissariamento. Qual è il suo programma?
“Il lavoro da fare è tantissimo. Dobbiamo ricostruire un sistema di relazioni sul territorio che nel tempo si è perso, e questa mancanza s’è sentita. Ora dobbiamo ricominciare a discutere, e non solo tra noi, sui temi che sono propri del partito”.
Nelle ultime tornate elettorali il centrosinistra nella Tuscia ha perso tanti comuni. Qual è la strada per ritornare ad amministrare?
“Innanzitutto dobbiamo riprendere contatto coi territori. Il ruolo della segreteria provinciale è mancato anche e soprattutto in quei paesi dove la situazione s’era fatta più difficile. Non è facile lavorare senza una guida. Dobbiamo davvero ringraziare il consigliere regionale Panunzi, l’assessore regionale Troncarelli e il presidente della provincia Nocchi, che in questo periodo sono stati molto presenti e hanno aiutato a mantenere unita la nostra comunità, seppur ammaccata. Noi cercheremo ripartire da una presenza più forte, ma anche da una visione progettuale della provincia. Dobbiamo aiutare gli amministratori creando spazi di confronto, a livello formativo e informativo”.
Alessandro Castellani
– Manuela Benedetti segretaria provinciale del Pd


