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“Faceva una vita da nababbo coi soldi di noi vittime…”

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Pasquale Piro

Pasquale Piro

Viterbo – “Faceva una vita da nababbo coi soldi delle vittime”. Raccontano le diverse persone, raggirate da Pasquale Piro, che telefonano in redazione.

Pare avesse macchine di grossa cilindrata, case e un tenore di vita che, agli uomini della finanza, è sembrato troppo per un agente assicurativo. Così hanno voluto vederci chiaro. Lo scorso fine settimana le indagini, andate avanti per diverso tempo, hanno portato all’arresto di Piro per una truffa su polizze false di centinaia di migliaia di euro. Che è la cifra accertata, visto che l’ammontare potrebbe superare il milione.

Adescava le sue vittime con un modo di fare confidenziale, guadagnandosi così la loro fiducia. Sarebbero una ventina le persone truffate, alcune anche anziane.

“Da anni – racconta una delle persone raggirate – con Generali assicurazioni, la nostra famiglia aveva piani di accumulo, una sorta di fondi pensionistici di vario tipo, che servono per mettere da parte del denaro e avere una rendita.

Con noi, Piro è entrato subito in grande confidenza e ci ha proposto delle assicurazioni per la macchina per avere dei risparmi, così ci siamo decisi.

Quando lo chiamavamo, se non avevamo modo di raggiungerlo a Viterbo ci diceva che avrebbe anticipato lui i soldi e poi aveva altre piccole attenzioni, dicendoci per esempio che ci avrebbe fatto degli sconti. E’ nata così una certa confidenza.

Nel momento in cui, coi piani di accumulo, capiva che le persone avevano disponibilità economica, chiedeva degli assegni con una certa cifra di denaro da mettere direttamente nei piani per aumentarli e farli rendere. Noi lo abbiamo fatto per una cifra che si aggira intorno ai trentamila euro”.

Gli uomini della finanza hanno accertato che Piro “si impossessava illecitamente delle somme che gli venivano corrisposte inducendo le vittime in errore circa l’effettiva stipula di polizze in realtà poi mai attivate”.

Avevamo bisogno – continua la vittima – di riscattare la nostra assicurazione e siamo andati di persona per vedere quanto avremmo potuto riavere. Ci siamo accorti però che i soldi non c’erano, non erano stati versati e non compariva.

Siamo quindi andati a chiedere spiegazioni e Piro ha mostrato un estratto assicurazioni online stampato al momento e che solo dopo abbiamo capito fosse falso. E’ passato infatti del tempo e abbiamo lasciato cadere”.

I documenti sarebbero stati abilmente artefatti con mezzi informatici. E proprio i supporti informatici di Piro sono finiti nel mirino della finanza insieme ai conti bancari. Sono state fatte perquisizioni e ascoltati testimoni per arrivare a scoperchiare in pochi mesi un sistema ben consolidato messo in atto dall’agente assicurativo.

“Ad aprile – continua la vittima -, è cominciata a diffondersi la voce che lui se ne stesse andando dalle Generali. Poco dopo, invece, si è saputo che era stato cacciato perché accusato di alcuni illeciti. Aveva un tenore di vita non alto, ma altissimo con macchine extra lusso e case. Abbiamo saputo infatti che si trattava di una truffa di qualche milione di euro ai danni di una serie di persone. Aveva, infatti,  creato una rete di rapporti tale che era riuscito a scucire soldi non solo in provincia ma che nella Tuscia”.

I militari del comando provinciale di Viterbo, con l’ausilio dei colleghi di Grosseto, hanno eseguito nel fine settimana l’ordine di arresto nei confronti dell’ex agente assicurativo.

“Alla fine, la nostra si può definire una ‘truffa minore’… se così si può dire, perché sappiamo che per alcuni la cifra arriva anche a sfiorare i 150mila euro. Finora, comunque, non siamo stati ancora risarciti, ci siamo anche rivolti a un avvocato, ma – conclude la vittima – non abbiamo ricevuto un euro”.

Paola Pierdomenico


 – Intascava centinaia di migliaia di euro per polizze false, arrestato agente assicurativo


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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