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Gedap 4.0, dai fondi di caffè nascono pellet e fertilizzanti

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Unitus - Il progetto Gedap 4.0

Unitus – Il progetto Gedap 4.0

Leonardo Neri - Gedap

Leonardo Neri – Gedap

Leonardo Bianchini

Leonardo Bianchini

Andrea Colantoni - Unitus

Andrea Colantoni – Unitus

Enrico Maria Mosconi - Unitus

Enrico Maria Mosconi – Unitus

Nicola Lacetera - Unitus

Nicola Lacetera – Unitus

Viterbo – (a.c.) – Pellet per stufe e fertilizzante dal riutilizzo dei fondi di caffè. È il progetto di economia circolare Gedap 4.0, realizzato in collaborazione dalla società viterbese specializzata nel vending e il dipartimento Dafne dell’università della Tuscia.

Secondo la ricerca, è possibile realizzare un pellet realizzato al 98% da fondi di caffè, con un potere calorifico superiore a quello ottenuto con tutte le altre biomasse e parametri inquinanti entro i limiti normativi.

Inoltre, dallo stesso materiale è possibile ricavare biochar di ottima qualità, un ammendante che incrementa il ph del terreno, migliora la ritenzione idrica e favorisce la proliferazione di funghi e batteri benefici per le coltivazioni. 

Dopo i saluti di Nicola Lacetera, direttore del Dafne, e del presidente del corso di laurea in Economia circolare al polo di Civitavecchia, Enrico Maria Mosconi, il professor Andrea Colantoni coordina l’esposizione dei risultati del progetto.

L’idea nasce dalla Gedap, società leader nella Tuscia nella vendita di macchine per caffè e distributori automatici, che, usando le parole del direttore amministrativo Leonardo Neri, “ha cercato una soluzione efficace sul piano economico e ambientale al problema dello smaltimento dei fondi di caffè”.

“Il caffè è il prodotto più commercializzato al mondo dopo il petrolio – spiega il ricercatore Leonardo Bianchini -. Nel 2017 sono state prodotte oltre 10 milioni di tonnellate e solo in provincia di Roma è stato stimato un consumo pro capite di 5,5 chili all’anno. È evidente che queste masse produttive enormi generano degli scarti, di cui i fondi di caffè rappresentano la quota più grande”.

“Gli esperimenti – continua Bianchini – ci hanno portato a produrre pellet miscelando il caffè in varia percentuale con la segatura. E più aumentava la segatura, più diminuiva il potere calorifico. Inoltre il pellet realizzato esclusivamente con fondi di caffè produce poche ceneri e mantiene bassi i livelli degli inquinanti. Anche il biochar ricavato dallo stesso materiale rispetta tutti i parametri normativi”.

 


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