Viterbo – Stupro al pub di CasaPound. “Non sono tanto i due e tre anni di pena a essere miti in questa orribile vicenda, ma le parole di un giudice per cui le immagini di una donna nuda, ubriaca, stuprata inviate agli amici non sono neppure il segno più spregevole del disprezzo”.
Lo scrive Selvaggia Lucarelli sul Fatto Quotidiano, dopo che il tribunale di Viterbo ha depositato le motivazioni della sentenza nei confronti di Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci. Il primo è stato condannato a 3 anni di reclusione, il secondo a 2 anni e 10 mesi.
“Si aspettavano – esordisce Lucarelli – le motivazioni della sentenza per capire le ragioni delle condanne tutto sommato miti per quelli che sono stati definiti ‘i due stupratori di CasaPound’. E a leggerle, le motivazioni, si ha la sensazione, sgradevole, che il fatto sia stato sottodimensionato non tanto per una questione di pena, ma di valutazioni”.
Lucarelli ricorda che all’epoca dei fatti sia Chiricozzi che Licci, 19 e 21 anni, erano “già indagati per lesioni, minacce e danneggiamento. Insomma – scrive -, alla loro tenera età, sono già cittadini modello”. Ripercorre poi la violenza sessuale. “La sera dell’11 aprile conoscono A., 36 anni e disturbi della personalità per cui assume psicofarmaci, e la violentano ininterrottamente per un paio d’ore, approfittando del suo stato di ubriachezza e semi-incoscienza. Uno stupro feroce”.
“Una storia raccapricciante – prosegue – da cui emergono un totale disprezzo per la vittima e una ferocia sprezzante. La ragazza sporge denuncia il giorno dopo, Chiricozzi cancella Whatsapp, le riprese della videosorveglianza del suo locale spariscono. Sul telefono di Licci invece viene ritrovato tutto. La polizia giudiziaria recupera tramite i tecnici le immagini del pub. Chiricozzi afferma che sia Whatsapp che le immagini del locale ‘si sono cancellate da sole’. Dice che i due erano ‘in imbarazzo’ nel trovarsi a fare sesso con la stessa donna”.
Lucarelli continua: “Licci riesce a fare quasi di meglio: nega di aver diffuso foto, afferma di averle realizzate perchè aveva trovato goliardica la situazione. Entrambi mentono dicendo che la ragazza li ha denunciati per vendicarsi di quei video, visto che la ragazza, quando denuncia, non ne conosce neppure l’esistenza”.
Lucarelli si chiede: “Come è possibile dunque che le condanne siano state così miti? Il giudizio abbreviato – spiega – ha ridotto di un terzo la pena inflitta che era di sei anni. Il giudice poi ha ridotto di un altro anno la pena per ‘l’attenuante del risarcimento del danno’. I due in effetti hanno risarcito la vittima con 30mila euro a testa che il giudice ha ritenuto possano ‘consentire adeguate terapie e ristoro morale’, visto anche ‘il danno fisico di modestissima entità’. Certo. Considerato che, come ammesso dallo stesso giudice, la ragazza era semi-incosciente e in uno stato di minorata difesa, non poteva certo opporre resistenza e avere chissà quali lesioni. Rischia di pagare di più un giornalista condannato per diffamazione che due stupratori, apprendiamo oggi. La pena è ridotta di un ulteriore anno per ‘attenuanti generiche'”.
Lucarelli sottolinea come nelle motivazioni non ci sia “una parola sui video e i filmati dello stupro inviati agli amici che, secondo il giudice, dunque, non sono indicativi di ‘dispregio’ della persona. La condotta processuale viene considerata corretta perché hanno ammesso le loro responsabilità, dimenticando che dopo aver provato a raccontare la favoletta ‘era consenziente’, entrambi non potevano negare nulla, visto che i video li inchiodavano. Il fatto che la donna fosse più grande, al limite, avrebbe dovuto instillare soggezione anziché freddezza e, sull’averla riaccompagnata a casa, il giudice stesso ricorda come dai video si evinca che lei non fosse neppure in grado di uscire dal pub di Chiricozzi senza cadere per terra. L’hanno riaccompagna a casa perché non avevano alternative, oltre il marciapiede o la cunetta”.
“Insomma – conclude Lucarelli -, non sono tanto i due e tre anni di pena a essere miti, in questa orribile vicenda, ma le parole di un giudice per cui le immagini di una donna nuda, ubriaca, stuprata inviate agli amici non sono neppure il segno più spregevole del disprezzo”.

