Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Un altro anno volge al termine ed è tempo di bilanci. Purtroppo, dal punto di vista economico e occupazionale, il 2019 è stato un anno non differente rispetto a quelli che lo hanno preceduto. Dal 2008, anno della crisi economica mondiale, seconda solo alla grande depressione del 1929, non riusciamo a vedere segnali di ripresa veri, reali, che facciano ripartire il lavoro: la vittima più illustre dell’ultimo decennio.
La Cisl ritiene che non si riuscirà ad invertire questa tendenza se persisteranno le criticità che ci impediscono un cambio di rotta vero: assenza di investimenti; infrastrutture ferme; calo demografico; fuga dei nostri ragazzi (spesso i più preparati e formati) verso mete sempre più lontane; l’immigrazione (secondo gli ultimi dati istat in diminuzione) considerata solo un pericolo; scuola, università e innovazione lasciate a se stesse; classe politica e dirigenziale non lungimiranti, attente solo al sondaggio istantaneo, al consenso facile e veloce e proprio per questo incapaci di prendere decisioni di ampio respiro, anche impopolari, purchè utili al bene comune futuro; miopia nel non capire le potenzialità derivanti dalla conversione green e dalla sostenibilità ambientale.
La crisi degli ultimi anni ha visto soccombere importanti imprese nel nostro territorio causando un impoverimento del nostro fragile territorio e provocando un aumento della disoccupazione. Ma le cause sopra elencate non sono le uniche responsabili di un impoverimento dei lavoratori, dell’abbassamento del potere di acquisto delle persone e della diminuzione delle tutele. C’è il problema meno conosciuto del cambio di contratto, situazione che sempre più spesso si verifica nei cambi di appalto dei settori pubblici. In queste occasioni, le aziende aggiudicatarie dell’appalto non si fanno scrupoli a proporre condizioni di minor favore per i lavoratori che dalla precedente gestione passano alla nuova, spesso cambiandogli il contratto di lavoro. Più volte è capitato che l’azienda entrante, ad esempio, proponga il passaggio dal Cccnl commercio al Cccnl multi servizi, cosa che comporta a parità di livello e anzianità una diminuzione delle retribuzioni dei lavoratori coinvolti pari anche a 150/200 euro lorde mensili.
E come non parlare del fenomeno del dumping contrattuale? Consiste nell’applicazione di contratti, definiti pirata, firmati da organizzazioni datoriali e sindacali non maggiormente rappresentativi che applicano tabelle contributive più basse e non conformi, che spesso non prevedono le mensilità aggiuntive (13esima e 14esima), dove sovente sono ridotti i giorni di ferie e permessi, dove le tutele sono fortemente minacciate e dove la malattia e l’infortunio sono messi in discussione.
Il 19 settembre di quest’anno l’ispettorato nazionale del lavoro, Confindustria e Cgil, Cils e Uil hanno firmato la convenzione Inps per l’attuazione del testo unico della rappresentanza. L’obiettivo dichiarato è quello di porre maggior controllo sul meccanismo della rappresentanza sugli organismi sindacali che siederanno ai tavoli di rinnovo dei Ccnl di categoria al fine di contrastare il dumping salariale e i contratti pirata: i contratti saranno validi solo se a firmarli saranno i sindacati che rappresentano più del 50% degli iscritti.
La Cisl di Viterbo vuole rafforzare la lotta intrapresa e per questo chiede che sia innalzata alla massima aliquota possibile l’Irap (imposta regionale attività produttive) alle aziende che applicano contratti pirati e attuano politiche di dumping salariale.
Unendo queste iniziative a quelle che una politica attenta e lungimirante può intraprendere possiamo sperare di invertire una rotta sempre più compromessa e immaginarci un futuro diverso, dove i lavoratori e i cittadini tutti possano sentirsi più tutelati e meno minacciati nei loro diritti.
Fortunato Mannino
Ust Cisl Viterbo
