Roma – Nel Lazio c’è il più alto quantitativo di rifiuti radioattivi presenti ancora nelle installazioni nucleari costruite sul territorio. Oltre 9.200 metri cubi, vale a dire il 30% circa del totale nazionale, in 6 diversi impianti. Cinque in provincia di Roma e uno in provincia di Latina.
Per scoprirlo, con tanto di schede di dettaglio, basta consultare l’ultimo Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi pubblicato a marzo dall’Isin, l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, aggiornato al 31 dicembre 2017.
Nell’Inventario si trovano dati relativi a volumi, masse, caratteristiche fisiche, chimiche e radiologiche, caratteristiche dei contenitori e condizioni di stoccaggio dei rifiuti. Comprende anche il combustibile esaurito e le sorgenti dismesse.
Isin – Fusti con rifiuti radioattivi
“Sulla base dei dati al 31 dicembre 2017 forniti dagli operatori – scrive l’Isin sul suo sito – il totale dei rifiuti radioattivi presenti nelle installazioni nucleari (italiane ndr), compresi quelli generati da attività di origine medica e industriale, è di circa 30 mila metri cubi. I rifiuti generati dallo smantellamento sono prevalentemente di attività bassa o molto bassa; quelli che rientreranno in Italia nei prossimi anni, derivanti dalle operazioni di riprocessamento in Inghilterra e in Francia del combustibile irraggiato, ammontano rispettivamente a circa 40 metri cubi di alta attività e circa 35 metri cubi di media attività. Bisogna considerare, inoltre, che continueranno ad essere prodotti i rifiuti derivanti dalle applicazioni mediche e industriali, per i quali si stima un produzione annua di circa 300 metri cubi”.
Le regioni, oltre al Lazio, dove si trovano ancora rifiuti radioattivi sono la Lombardia (5875 metri cubi, 19,26% del totale nazionale), il Piemonte (5101 metri cubi, 19,26%), l’Emilia Romagna (3211 metri cubi, 10,53%), la Basilicata (3150 metri cubi, 10,33%), la Campania (2913 metri cubi, 9,55%) e la Puglia (1007 metri cubi, 3,30%).
Gli impianti con rifiuti nel Lazio sono in tutto 6. Il primo si trova a Borgo Sabotino in provincia di Latina. “La centrale nucleare di Latina – spiega Isin – della potenza di 210 MWe (705 MWt), iniziò il suo esercizio commerciale nel gennaio del 1964, con una produzione elettrica complessiva alla data del suo arresto definitivo pari a 26 miliardi di KWh. L’esercizio della centrale cessò in via definitiva nel 1987. Fino al 2004 tra le attività più significative svolte presso la Centrale si evidenziano il trasferimento del combustibile nucleare esaurito a Sellafield (Regno Unito), per il relativo riprocessamento, lo smantellamento delle macchine di carico e scarico del combustibile e dei sistemi ausiliari del circuito primario, la rimozione di materiali coibenti e di parti del circuito primario (condotte di ingresso e by-pass) e la supercompattazione di circa 1500 fusti da 220 l contenenti rifiuti radioattivi tecnologici a bassa attività”.
Isin – La centrale di Borgo Sabotino a Latina
Gli altri impianti si trovano tutti a Roma, al centro ricerche Casaccia, il più grande complesso di laboratori ed impianti dell’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, vicino al lago di Bracciano.
“Nato come centro multidisciplinare a supporto di un programma complesso, il programma italiano di ricerca e sviluppo nel settore dell’utilizzazione pacifica dell’energia nucleare, il Centro ricerche Casaccia – riporta il sito internet dell’Enea – ha mantenuto nel corso degli anni, e con le varie leggi di riforma dell’Enea, la sua caratteristica di centro di ricerca, sviluppo, applicazione e trasferimento di tecnologie innovative. Attualmente ospita giornalmente circa 1000 dipendenti, impegnati in particolare sui temi legati a efficienza energetica, fonti rinnovabili, fissione nucleare, ambiente e clima, sicurezza e salute, nuove tecnologie, nuovi materiali, sviluppo sostenibile, innovazione del sistema agro-industriale, ricerca di sistema elettrico, nonché sulle attività di logistica del Programma nazionale ricerche in Antartide”.
Nel centro operano anche “le società Nucleco – prosegue il sito Enea – per la raccolta, trattamento e deposito provvisorio di rifiuti radioattivi a media e bassa intensità, e Sogin, responsabile della gestione e della messa in sicurezza degli impianti legati al ciclo del combustibile nucleare”.
I 5 impianti del centro Casaccia riguardano infine il Laboratorio operazioni calde (Opec), l’impianto plutonio, il complesso per il trattamento, condizionamento, deposito e smaltimento rifiuti radioattivi, il reattore di ricerca Tapiro e il reattore di ricerca Triga Rc1.
Isin – L’impianto plutonio della Casaccia
Anche i principali operatori nazionali nel campo della gestione dei rifiuti radioattivi sono in tutto 5. Sogin spa, Deposito Avogadro spa, Enea, Nucleco e Centro comune di ricerca (Ispra-Va) della Commissione Europea.
Isin – Riepilogo per Regione – Rifiuti radioattivi, sorgenti dismesse e combustibile esaurito
“In Italia – commenta ancora Isin – sono presenti anche altri operatori, principalmente società private che provvedono alla raccolta e allo stoccaggio provvisorio di rifiuti radioattivi a bassa attività provenienti da attività di ricerca, industriali, medico-ospedaliere e da organismi universitari che gestiscono piccoli reattori di ricerca. E’ opportuno segnalare inoltre il Reattore di ricerca Rts-1 ‘Galileo Galilei’ del Centro interforze studi per le applicazioni militari (Cisam) presso Pisa, appartenente all’amministrazione della Difesa. Si tratta di un reattore di ricerca del tipo a piscina, moderato e raffreddato ad acqua leggera (potenza max: 5 MW). Il reattore è stato spento definitivamente nel 1980 ed è attualmente in fase di decommissioning; nel 1986 sono stati allontanati dall’impianto tutti gli elementi combustibili irraggiati. E’ stato allontanato anche il combustibile fresco. In tale impianto sono presenti rifiuti radioattivi le cui attività di gestione sono svolte nell’ambito dell’amministrazione della Difesa”.
Isin – Inventario rifiuti radioattivi e sorgenti dismesse per impianto
Infine quello che potrebbe essere il vero problema. A sottolinearlo è sempre l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione. “Parte di tali rifiuti sono stati condizionati e, per la parte restante, sono in corso o programmate operazioni di condizionamento. In tale contesto, l’Isin ha più volte formulato e ribadito in varie sedi quali sono gli obiettivi fondamentali da perseguire nella gestione dei rifiuti radioattivi, in particolare nel lungo termine, cercando di sensibilizzare le amministrazioni competenti a intraprendere azioni adeguate per giungere in tempi rapidi alla realizzazione di un deposito nazionale che consenta di ospitare in condizioni di massima sicurezza i rifiuti radioattivi ancora detenuti nei diversi impianti nonché i rifiuti generati dal riprocessamento all’estero del combustibile irraggiato destinati a tornare in Italia”.
Daniele Camilli
– L’inventario nazionale dei rifiuti radioattivi




