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Mafia viterbese: abbreviato per Martina Guadagno, Luigi Forieri e Sokol Dervishi

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Mafia a Viterbo - I tredici arrestati

Mafia a Viterbo – I tredici arrestati

Mafia a Viterbo - Martina Guadagno

Mafia a Viterbo – Martina Guadagno

Mafia a Viterbo - Luigi Forieri

Mafia a Viterbo – Luigi Forieri

Mafia a Viterbo - Sokol Dervishi

Mafia a Viterbo – Sokol Dervishi

Il tribunale ordinario di Roma

Il tribunale ordinario di Roma

Da sinistra: Giuseppe Di Renzo, Carlo Taormina e Fausto Barili

Da sinistra: Giuseppe Di Renzo, Carlo Taormina e Fausto Barili

Roberto Afeltra

L’avvocato Roberto Afeltra

Gli avvocati Marco Russo e Roberto Alabiso

Gli avvocati Marco Russo e Roberto Alabiso

Giuliano MIgliorati

L’avvocato Giuliano MIgliorati

Giuseppe Di Renzo e Giovanni Labate

Giuseppe Di Renzo e Giovanni Labate

Domenico Gorziglia

L’avvocato Domenico Gorziglia

Gli avvocati Enrico Valentini e Remigio Sicilia

Gli avvocati Enrico Valentini e Remigio Sicilia

Roma – Operazione Erostrato, si tiene in un’aula evocativa del tribunale penale di piazzale Clodio l’udienza preliminare ai 13 indagati di Mafia viterbese. E’ l’aula “Vittorio Occorsio” dove si è svolto il maxiprocesso in corte d’assise per Mafia capitale. Collegata, ieri, in videconferenza con le carceri sparse in tutta Italia dove, al 41 bis e nei reparti di alta sorveglianza, sono reclusi gli arrestati nel blitz antimafia del 25 gennaio scorso, coordinato dai pm della Dda di Roma Fabrizio Tucci e Giovanni Musarò.

Diciannove parti civili su 47 parti offese, nove richieste di rinvio a giudizio, tre richieste di abbreviato e una posizione stralciata, quella di Gazmir Gurguri. Si è aperta così, alle 10 di ieri mattina davanti al giudice Emanuela Attura, l’udienza preliminare che si è conclusa alle 13,30, dopo la richiesta di rinvio a giudizio dei pm e dei legali di parte civile con il rinvio al prossimo 14 gennaio per sentire le difese.

L’udienza preliminare proseguirà a gennaio per nove indagati. La posizione stralciata è quella di Gazmir Gurguri, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione. Solo  per lui il processo procederà separatamente. Motivo, la mancata notifica del 415 bis a uno dei suoi difensori, avendone cambiati diversi nel corso delle, indagini preliminari. In tre, invece, saranno giudicati con l’abbreviato.


Rito abbreviato per Guadagno, Forieri e Dervishi

Saranno discussi il prossimo 10 febbraio gli abbreviati chiesti da Martina Guadagno, Luigi Forieri e Sokol Dervishi.

La Guadagno era commessa di uno dei compro oro del presunto boss Giuseppe Trovato.  Forieri era titolare, all’epoca, del bar di via Genova dove si sarebbero incontrati i sodali. Dervishi braccio destro dell’altro presunto vertice Ismail Rebeshi, capo degli albanesi affiliati alla presunta organizzazione criminale italo-albanese sgominata undici mesi fa dopo avere tentato di radicarsi sul territorio viterbese, con attentati e gesti intimidatori, nel corso del biennio precedente.

Grazie al rito, Guadagno, Forieri e Dervishi, in caso di condanna, potranno usufruire dello sconto di un terzo della pena. 


In 19 di costituiscono parte civile contro Mafia viterbese

Tra le 19 parti civili su 47 parti offese: Sos Impresa Lazio, il Comune di Viterbo con l’avvocato Marco Russo e l’associazione nazionale antimafia “Antonio Caponnetto” con Felicia D’Amico.

Gli altri sono: l’imprenditore, sindaco di Grotte di Castro e ex patron della Viterbese, Piero Camilli, difeso da Domenico Gorziglia; l’imprenditore viterbese Rinaldo Della Rocca; l’avvocato Roberto Alabiso e la moglie Eleonora Cocciolo, difesi da Eleonora Olimpieri; l’imprenditore viterbese Roberto Grazini, difeso da Marco Russo; Claudio Ubertini e i figli Claudia Ubertini e Enrico Maria Ubertini; il vicebrigadiere dei carabinieri Massimiliano Pizzi; la titolare del compro oro di via Genova Fabiola Bacianini e il marito Stefano Pastura; Emanuele Gorini, difeso da Remigio Sicilia; il 31enne d’origine romena Ion LazarGabriele Petrini; Eleonora Macrì; Pierpaolo Guarriello


Agli arresti domiciliari due viterbesi

Nessuno dei 13 indagati ha beneficiato della revoca o di un alleggerimento della misura. Due soli arrestati su tredici sono ai domiciliari, rinforzati dal braccialetto, entrambi viterbesi e incensurati. Sono il parrucchiere 29enne Manuel Pecci, titolare di un salone di bellezza in via Maria Santissima Liberatrice, difeso dagli avvocati Fausto Barili e Carlo Taormina e presente in aula; e l’artigiano Emanuele “Lele” Erasmi, cinquantenne, di Bagnaia, difeso da Giuliano Migliorati. 


Sparsi in undici nelle carceri di tutta Italia

A Nuoro, Giuseppe “Peppino” Trovato, 43 anni, il titolare di tre compro oro del capoluogo, originario di Lamezia Terme, difeso dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Tiziana D’Agosto del foro di Lamezia Terme. A Cuneo, Ismail “Ermal” Rebeshi, albanese, di 36 anni, gestore a Viterbo di un autosalone e un locale notturno, anche lui con un ruolo di vertice nel sodalizio, già in carcere per droga dal 26 novembre 2018, difeso da Roberto Afeltra.  A Tolmezzo, Luigi “Gigi” Forieri, il barista 51enne, difeso d Piergiorgio Manca. A Ascoli Piceno, Spartak “Ricmond” Patozi, 31enne albanese, residente a Vitorchiano, difeso da Floro Sinatora. A Bologna, Shkelzen “Zen” Patozi, 34 anni, operaio come il fratello Ricmond,  residente a Viterbo, difeso da Giovanni Labate. Nel carcere di Paliano, in provincia di Frosinone, Sokol “Codino” Dervishi, operaio albanese di 33 anni, residente a Viterbo, difeso da Mattia Alfano e Manfredo. A Piacenza, Gazmir “Gas” Gurguri, anche lui albanese, operaio 35enne di Canepina, difeso da Maria Montemagno.  A Voghera, il viterbese Gabriele “Gamberone” Laezza, 31 anni, operaio nella ditta di trasporti di famiglia, difeso da Marco Valerio Mazzatosta e Paolo Pirani. A Cuneo l’unico romeno, Ionel Pavel, di 35 anni, difeso da Michele Ranucci. A Lecce, Fouzia “Sofia” Oufir, 34enne d’origine marocchina, compagna e dipendente di Giuseppe Trovato, difesa da Tiziana D’Agosto e Giuseppe Di Renzo. A Santa Maria Capua Vetere, la 31enne viterbese Martina Guadagno, commessa in uno dei Compro oro gestiti da Trovato, difesa da Marco Landolfi. 

Silvana Cortignani


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, al tempo dei fatti titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 50enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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