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Manovra, il Senato vota la fiducia con 166 sì e 128 no

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Il senato

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Roma – Manovra, il Senato vota la fiducia con 166 sì e 128 no.

Il Senato ha votato la fiducia alla manovra economica con 166 sì e 128 no. Il voto è arrivato dopo che il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà ha chiesto il voto di fiducia.

La votazione è stata fatta dopo il governo ha  fatto sue le modifiche, richieste dalla ragioneria dello Stato, e dopo aver preso atto delle inammissibilità decise dalla presidente del Senato Elsabetta Casellati.

“Il voto del Senato ci consegna una maggioranza solida e coesa e una manovra che esce non solo confermata ma anche rafforzata nel suo impianto – ha dichiarato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri –. Con un governo insediato da pochi mesi, che ha ereditato una situazione difficile, questa legge di bilancio può essere considerata un piccolo miracolo”.

Sul voto di fiducia in aula è intervervenuto anche Matteo Renzi (Italia Viva) che ha chiesto al governo di tornare su provvedimenti come la sugar tax e la plastic tax. “Non neghiamo la fiducia al governo – ha detto Renzi – ma chiediamo un cambio di passo affinché il 2020 sia l’anno della ripartenza. Sulla plastic tax e la sugar tax nei prossimi mesi il parlamento dovrà intervenire. La plastic tax non consentirà ai mari di essere più puliti ma ai lavoratori a vivere con maggiore difficoltà. Lo stesso vale per la sugar tax. Si rischia di colpire le aziende italiane. Dobbiamo discutere dell’Italia dei prossimi dieci anni e non di misure semplicistiche e demagogiche”.

Nella giornata di ieri la tensione in aula è scoppiata in particolar modo per la norma sulla cannabis light. La scelta di dichiararla inamissibile ha scatenato in aula la protesta dei cinquestelle.

Alberto Airola (M5s) ha accusato la presidente Casellati di aver attuato una “decisione politica”. La presidente del Senato ha replicato spiegando che la sua è stata solo una “scelta tecnica”. Mentre Matteo Salvini ha “ringraziato la presidente a nome di tutte le comunità di recupero d’Italia”.

Il ministro per i Rapporti con il parlamento D’Incà (M5s) ha espresso qualche perplessità. “Pur rispettando la decisione – ha detto – e l’autonomia della presidente del Senato, che ha ritenuto inammissibile l’emendamento per la stabilizzazione del settore legato alla produzione e commercializzazione della canapa, non posso non rimanere amareggiato”.

Stralciati dalla manovra anche altri provvedimenti. Tra questi la tobin tax che introduceva un’aliquota dello 0,04% su alcuni tipi di transazione finanziarie online. Deciso inoltre lo slittamento da luglio 2020 al primo gennaio 2022 della fine del mercato tutelato per l’energia. Casellati ha poi giudicato inammissibile anche le norme in materia di commissari straordinari, sul personale delle province, sulle modifiche al decreto Sblocca Italia, su modifiche alla legge delle concorrenza, di giustizia amministrativa, sulla magistratura contabile, cambiale digitale, educazione civica, banche di credito cooperativo, informatizzazione Inail, agenda digitale della Pa, misure per l’innovazione e sull’organizzazione del ministero della Giustizia.

Ora il testo passa alla Camera.

 

 


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