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Nel presepe qualcuno manca…

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Che, secondo il papa, il presepe realizzato a Greccio dal suo omonimo Francesco d’Assisi ottocento anni fa sia “parte del processo di trasmissione della fede”, ci può stare, come pure il marketing di Salvini e Meloni che lo prendono a simbolo dell’identità italiana. Ma che esso rappresenti compiutamente quel che avvenne al momento della nascita di Gesù pare un po’ azzardato.

Perché nel paesaggio natalizio non c’erano solo pastori e angeli svolazzanti. A Betlemme e dintorni, c’erano anche i soldati di Erode che uccidevano i bambini “da due anni in giù”.

Scrive infatti Matteo l’evangelista: “un grido si udì, pianto e grave lamento. Rachele piange i suoi figli e rifiuta ogni conforto perché non sono più”.

Questo il vangelo narra ma il nostro presepe – il “signum admirabile” proclamato da Francesco – no. Eppure era scritto che quel bambino nella mangiatoia era venuto al mondo “non per portare la pace, ma la spada” (Matteo 10,34) e ne fecero subito le spese gli innocenti assassinati da Erode a cui i colleghi Magi non riferirono, come aveva chiesto, dove il futuro re dei Giudei – suo possibile usurpatore – si trovava e lui non andò tanto per il sottile facendo uccidere tutti quelli che comunque potevano avere la sua età. Morirono martiri innocenti e per il 28 dicembre, tre giorni dopo il Natale, la Chiesa antica già dal IV secolo ne dispose la festa, quella che i romani chiamano dei “nocentini”.

Ma nessun dei nostri bei presepi ne tiene conto, come se della sofferenza di quelle madri e del sangue di quei figli non si debba parlare nei giorni in cui l’identità cristiana, e italiana, preferisce riconoscersi in verdeggianti paesaggi agresti con pecorelle in spalla al pastore e ruscelletti con mulino incorporato.

Gli angeli che apparivano in ogni dove – e avvertirono per tempo del pericolo Giuseppe e Maria mettendo in salvo il Bambino con la fuga in Egitto – quegli angeli annunciavano pace in terra, ma “agli uomini di buona volontà”.

Che c‘erano e ci sono, ma non sono tutti gli uomini. Certo più di più di quelli che il Dio del vecchio testamento non trovò a Sodoma e Gomorra e anche tanti di più di tutti quegli uomini di Dio che in tempi pure recenti hanno abusato di piccoli innocenti. I bambini che il Cristo voleva accanto a sé abbracciandoli e benedicendoli, come fa ora il papa.

Come avrebbero dovuto fare quei preti che anziché educarli li hanno stuprati nel silenzio e nel segreto di una Chiesa che finalmente lo ha tolto consentendo che questi moderni innocenti martirizzati possano avere giustizia. Seppur in ritardo.

Il presepe della vita è anche questo e allora, se tra tante statuine positive ci fosse in un antro senza muschio anche quella di Erode, il racconto storico sarebbe più completo e l’ammonimento sempre utile.

Renzo Trappolini


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