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Omicidio Fedeli, Pang chiede l’abbreviato

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Michael Aaron Pang

Michael Aaron Pang

Norveo Fedeli

Norveo Fedeli

 

Gli avvocati Remigio Sicilia e Lilia Ladi

Gli avvocati Remigio Sicilia e Lilia Ladi

Omicidio in via San Luca

La jeanseria dov’è stato commesso l’omicidio

Viterbo – Michael Aaron Pang chiede il rito abbreviato. 

La difesa del 22enne sudcoreano reo confesso dell’omicidio del commerciante viterbese Norveo Fedeli, ha formalizzato la richiesta giorni fa. 

Qualora il gip del tribunale di Viterbo Francesco Rigato l’accogliesse, slitterebbe ad altra data l’udienza del 13 gennaio, giorno in cui è fissato l’inizio del processo a Pang davanti alla Corte d’assise. 

Una richiesta che si scontra inevitabilmente con la nuova normativa. Entrata in vigore il 20 aprile, tredici giorni prima dell’omicidio Fedeli, prevede l’impossibilità di procedere con rito abbreviato – quindi di avere lo sconto di un terzo della pena – per chi si macchia di reati puniti con l’ergastolo. Come l’omicidio aggravato, che è l’accusa contestata a Pang: il 22enne è a processo per aver ucciso a colpi di sgabello il commerciante 74enne, il 3 maggio nel suo negozio in via San Luca, a scopo di rapina. Con l’aggravante, quindi, di aver massacrato Fedeli per commettere un altro reato. 

“Secondo noi e secondo molti è una normativa incostituzionale – spiega l’avvocato Remigio Sicilia, che assiste Pang insieme alla collega Lilia Ladi -. A parità di situazioni, si vuole precludere ad alcuni di accedere a un rito premiale. Rito che, peraltro, non impedisce comunque di comminare pene pesanti. Solleveremo sicuramente il problema della costituzionalità di questa norma”. 

A conferma che il rito abbreviato non eviti necessariamente l’ergastolo c’è l’esempio di un caso viterbese: la rapina finita nel sangue a casa di Ausonio Zappa, ottant’anni, ucciso a calci e pugni da due ladri che gli erano entrati in casa in piena notte a Bagnaia, il 28 marzo 2012. In primo grado furono condannati all’ergastolo. Pena poi alleggerita a vent’anni in appello e confermata in Cassazione. 

Pang, laureato in ingegneria informatica, era in Italia da qualche mese. Voleva rilevare un’attività di ristorazione a Vetralla. Origini sudcoreane e residenza negli Stati Uniti a Overland Park (Kansas), è in carcere a Mammagialla dal 4 maggio, giorno successivo all’omicidio. 

Ha massacrato Fedeli a colpi di sgabello. Il corpo del commerciante trovato dietro il bancone della sua jeanseria “Fedeli Vogue” all’ora di pranzo, da una parrucchiera che lavora lì accanto e che si era stupita che il metodico Norveo non avesse ancora chiuso la boutique. Le telecamere del quartiere San Faustino hanno inquadrato l’omicida una volta uscito dal negozio, con una scarpa imbrattata di sangue avvolta dentro una busta. Il fermo immagine con il volto del giovane, estratto dai filmati, ha fatto il giro delle caserme e questure italiane. Ma proprio nel Viterbese, a Capodimonte, un carabiniere ha ricollegato quel volto a un ragazzo da lui sottoposto a un controllo poco tempo prima. E Pang è stato rintracciato e arrestato nel paese sul lago di Bolsena. 

Il giorno dell’omicidio era la terza volta che il 22enne entrava nella jeanseria Fedeli. Ci era andato anche il 30 aprile e il 2 maggio per comprare 600 euro di vestiti con una carta di credito che non funzionava. Fedeli si era insospettito. Aveva pensato a una truffa. E infatti aveva scattato di nascosto una foto a Pang per mostrarla ai familiari.  Per gli investigatori il movente del delitto è stata la rapina: Pang avrebbe ucciso Fedeli per impossessarsi di quei vestiti che non riusciva a pagare. 

La difesa dissente: né premeditazione, né movente della rapina. “Non volevo ucciderlo – ha detto Pang confessando davanti al gip – ma Fedeli, che fino a quel momento era sempre stato molto gentile, mi ha aggredito. E io ho reagito”. 


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