Viterbo – Il protagonista della serata è senz’ombra di dubbio Otello Settimi.
L’Aiac di Viterbo, che dal 1979 rappresenta e tutela gli allenatori di calcio viterbesi, festeggia i suoi primi quarant’anni di attività vissuti sempre dalla parte degli iscritti.
Un percorso lungo e difficile raccontato dal numero uno della sezione di via Bonaventura Tecchi. Partito da lontano e sfociato in un movimento che anno dopo anno sforna e aggiorna talenti in grado di vincere campionati su campionati.
Per festeggiare l’importante traguardo l’associazione ha convocato una cerimonia nella sala Regia del comune di Viterbo. Molti gli invitati illustri, a partire dai past presidents Ennio Cuccuini e Luigi Taddeucci e passando per il presidente dell’Aiac Lazio Sergio Roticiani, il delegato provinciale della Figc Renzo Lucarini, il presidente dell’Aia Viterbo Luigi Gasbarri e il componente dell’Aia nazionale Umberto Carbonari. Tutti in prima fila per celebrare le quaranta candeline degli allenatori viterbesi nel corso dell’evento condotto dal giornalista Massimiliano Mascolo.
Tra i primi a intervenire proprio Gasbarri, fresco di attestato per i cinquant’anni di iscrizione all’associazione italiana arbitri e che ha sottolineato la “fiducia nell’Aiac e nel rapporto tra arbitri e allenatori, che nel tempo è cambiato e vede la massima propensione al dialogo e alla crescita”. Il saluto di Lucarini è stato invece un monito d’apertura verso i giovani. “Portare la vostra esperienza ai ragazzi è una delle cose più importanti – ha spiegato il delegato della Figc -. Non smetterò mai di dirlo: il calcio vincerà quando si riuscirà ad avere tra i genitori lo stesso atteggiamento di quelli che portano i figli in piscina, li lasciano e tornano a riprenderli senza assistere all’allenamento. Bisogna lavorare su questo”.
Presenti in platea anche tre esponenti del comune: l’assessore Marco De Carolis (FdI), il consigliere comunale delegato ai rapporti con le società sportive Matteo Achilli (FI) e il consigliere comunale Giulio Marini (FI). Dopo i saluti di rito, la parola è passata allo storico ex presidente Taddeucci.
“Per me l’Aiac è sempre stata una famiglia – ha esordito l’ex calciatore e allenatore viterbese –. In questo lungo viaggio ho collaborato con persone impagabili che hanno fatto sembrare facili anche le cose più difficili. Con orgoglio ho fatto parte dei pionieri che hanno deciso di costruire questa sezione provinciale ed è stato un percorso lungo ed interessante. Continuo con la speranza di aver dato un piccolo contributo per la crescita di questo movimento. Concludo ringraziando Otello: non è un presidente ma ‘il’ presidente“.
Il riferimento, ovviamente, è per l’attuale numero uno degli allenatori viterbesi Settimi, a cui Mascolo ha affidato l’intervento conclusivo.
“Eravamo quattro gatti e siamo arrivati a quarant’anni – ha raccontato il presidente con un filo di commozione –. Non siamo eroi ma siamo quelli che meritiamo di essere e in un giorno come questo non posso fare a meno di ricordare le tante persone che non ci sono più. L’ultimo è Luca Paolella. Non abbiamo aiuti economici e tutto quello che facciamo lo facciamo di tasca nostra. Nel corso dell’anno mandiamo avanti molte iniziative tra corsi di aggiornamento e tante attività. La principale è l’organizzazione del premio Etrusco che per noi è un vanto e lo deve essere anche per chi l’ha vinto. Grazie a voi sono arrivato fino a qui ma voglio fare una raccomandazione: il prossimo anno ci saranno le elezioni, quindi fatevi avanti. Non dite ‘tanto c’è Otello’ perchè Otello il prossimo anno non ci sarà più, rimarrà nel direttivo ma cambiando poltrona”.
Samuele Sansonetti





