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Stupro al pub di CasaPound, sale da 40mila a 60mila euro il risarcimento alla vittima

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Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi

Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi

Gli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate all’uscita dal tribunale di Viterbo

Gli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate 

Stupro al pub di Casapound - Il caso a "Chi l'ha visto?"

L’avvocato Franco Taurchini

Il magistrato Elisabetta Massini

Il giudice Elisabetta Massini

Il sostituto procuratore Michele Adragna

Il sostituto procuratore Michele Adragna

Viterbo – Stupro al pub di CasaPound, sale da 40mila a 60mila euro il risarcimento alla vittima. 

Lo mette nero su bianco il giudice Elisabetta Massini nelle trenta pagine di motivazioni della sentenza di condanna, rispettivamente a due anni e 10 mesi e a tre anni di reclusione, di Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi.

I due – difesi dagli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate – hanno usufruito dello sconto di un terzo della pena del rito abbreviato e sono agli arresti domiciliari col braccialetto da metà settembre, dopo avere trascorso cinque mesi nel carcere di Mammagialla. Il pm Michele Adragna aveva chiesto 4 anni e 4 mesi per Chiricozzi e 4 anni e 20 giorni per Licci. 

Sono il 21enne di Viterbo militante di CasaPound e l’ex consigliere comunale 19enne di Vallerano del movimento di estrema destra che la notte tra l’11 e il 12 aprile scorso hanno violentato e filmato durante lo stupro una donna di 36 anni.

Durante la perquisizione effettuata la sera successiva dalla polizia, nel telefono di Licci furono rinvenuti 4 fotografie della vittima e 4 filmati ritraenti varie fasi della violenza sessuale commessa. La 36enne lo ha saputo solo il giorno dell’arresto di Licci e Chiricozzi, il 29 aprile scorso. 

Lo scorso 15 novembre, giorno del processo col rito abbreviato, Chiricozzi e Licci, condannati per stupro di gruppo e assolti con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, dall’accusa di lesioni aggravate, si sono impegnati davanti al giudice Massini a risarcire la vittima con 60mila euro, versando ulteriori 20mila euro, diecimila a testa, oltre ai 40mila euro già liquidati, metà per uno, dai due giovani.

Il giudice ha ritenuto congruo il risarcimento di 60mila euro complessivi, senza disporre una provvisionale, mentre il difensore Franco Taurchini, che ha chiesto danni complessivi per 300mila euro, si dice “pronto a ricorrere in appello per la responsabilità civile”. 


“Somma congrua 60mila euro di risarcimento”

“L’offerta di ulteriori 20mila euro davanti al giudice in udienza ha valore di offerta reale e vincola gli imputati al suo pagamento”, scrive il giudice. “La complessiva somma di euro 60mila appare a questo giudice congrua rispetto al danno fisico di modestissima entità (7 giorni di prognosi, ndr) e al danno psicologico e morale…. trattandosi di importo che tiene conto del danno morale e della possibilità di dover ricorrere a cure mediche per ristabilire un idoneo equilibrio”, spiega.


Chiricozzi: “Il cellulare si è cancellato da solo”

Durante l’interrogatorio del 30 aprile 2019 davanti al gip, due giorni dopo l’arresto, Chiricozzi ha detto che “non sapeva che il sistema di videosorveglianza del pub fosse stato cancellato, ma affermava che sovente il sistema si cancella da solo” e “negava di aver cancellato le immagini del suo cellulare, riferendo invece che lo stesso si era inspiegabilmente cancellato da solo”. 


Licci: “Situazione goliardica”

Durante l’interrogatorio davanti al gip del 30 aprile, 48 ore dopo essere finito a Mammagialla, Licci ha detto che “avevano filmato perché avevano trovato ‘goliardica’ la situazione, essendo lei molto più grande di loro”. “Licci inoltre – si legge nelle motivazioni – negava di avere divulgato foto e video… la donna aveva bevuto, ma non era né ubriaca, né incosciente”.


“Pugno incompatibile con le lesioni riportate”

“Un pugno di entità quale quella riferita, tale da farle asseritamente perdere la cognizione di quanto le accadeva, appare incompatibile con le modeste lesioni riportate”, dice il giudice, spiegando perché ha assolto Lici e Chiricozzi con formula piena dall’accusa di lesioni aggravate.


“Il filmato e le foto appaiono eloquenti, ma… “

Lo scrive il giudice nelle motivazioni: “Che a un certo punto della serata i due ragazzi abbiano continuato ad avere rapporti sessuali con un soggetto evidentemente incapace di fornire un valido consenso, è del tutto evidente dal video…. tuttavia non appare provato né che la violenza si sia realizzata sin dai primi momenti, né che sia consistita anche in percosse”. 


“Nessuna induzione all’assunzione di alcol”

La vittima “nonostante avesse assunto benzodiazepine – di cui solo lei aveva contezza – al Toto’s Pub ha bevuto 2/3 birre, ha conosciuto i due imputati e deciso di proseguire la serata in un altro locale nella disponibilità di Chiricozzi, sicuramente per continuare a bere, come da lei stessa affermato”, scrive il giudice.  Quando sono giunti al pub di piazza Sallupara: “La donna era alterata dall’alcol ma, come da lei stessa dichiarato e come visibile dalla videosorveglianza, ancora cosciente… una volta giunti ha continuato a bere, aggiungendo alla birra l’amaro”.


“L’ebrezza costituisce condizione di inferiorità”

“Quanto allo stato di ebbrezza – sottolinea però il magistrato – questa costituisce, anche se volontaria come nel caso in esame, condizione di ‘inferiorità psico-fisica’”. “Quando la ragazza si lamenta dicendo ‘basta, basta’, i suoi lamenti non sortiscono alcun effetto e i due ragazzi continuano a porre in essere atti sessuali di vario genere, indifferenti alle richieste di smettere”, la conclusione, che ha convinto il giudice alla condanna per il reato di violenza di gruppo.. 


“Chiricozzi più scaltro di Licci”

Nelle motivazioni il perché dei tre anni a Chiricozzi e due anni e dieci mesi a Licci. “La figura del Chiricozzi appare decisamente più scaltra del Licci – scrive il giudice -. Chiricozzi ha cancellato foto e video dal telefono e aveva le chiavi dell’Old Manners Tavern, dove risultavano cancellati i filmati della videosorveglianza, recuperati solo con una consulenza tecnica. Appare quindi la personalità del Chiricozzi sicuramente meno ingenua di quella del Licci”.  “Il Licci appare decisamente una personalità affatto scaltra, come dimostrato dalla sua minore prontezza nella eliminazione delle prove a suo carico”.

Silvana Cortignani


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