Viterbo – “I paesaggi dell’Alto Lazio? Campioni dell’ideale bellezza italiana secondo Pasolini: poveri, genuini, assoluti, ai limiti del deserto e dell’arsione vulcanica”. Sulla scorta di un breve, prezioso quanto dimenticato testo di Gianfranco Contini, si propone un sintetico vademecum a uso dei partecipanti al concorso fotografico indetto da Tusciaweb in onore del poeta e cineasta friulano: “Pier Paolo Pasolini, la forma della città “.
“Il suo era amore dell’umile e dell’autentico”. I borghi dell’Alto Lazio caratterizzati da una pensilità rupestre frugale ma nobilmente compatta.
Che il poetico passaggio e la testarda-ostinata sosta biografica di Pasolini in terra di Tuscia (Chia, Tuscania, Orte ecc.) non potessero essere innocuamente derubricati. Che rappresentassero invece una meravigliosa quanto inedita specie di allegoria retorica. Che avessero cioè molto (ma molto) da raccontarci del nostro presente e del nostro futuro. Che forre umide e accecanti acrocori del Viterbese, che ruderi dimenticati e spopolati borghi dell’Alto Lazio fossero implicabili in una più vasta poetica, in una più impegnata idea di paesaggio, a mezza via tra “natura” e sguardo umanistico, tra millenaria antropizzazione contadina e pittura medievale, tra mito pensoso e velenose aberrazioni della contemporaneità. Che la resistenza-mutazione di certi nostri paesaggi, negletti e appartati, potesse, tra cinema, poesia e saggistica “luterana”, implicare-suggerire-testimoniare un’accorata denuncia delle devastanti mutazioni e di certe derive di vero-fascismo indotte dal consumismo dilagante in quei primissimi anni ’70. Tutto questo l’aveva già ben capito nel 1980, a cinque anni appena dalla tragica morte del friulano, il grande Gianfranco Contini.
“Il caso o l’istinto mi aveva suggerito la soluzione più conforme alla virtù pleclara di Pier Paolo Pasolini, che fu l’amore dell’umile e dell’autentico; e tale era il paesaggio che ci circondava (…) Una chiave del suo ideale di paesaggio Pasolini la fornì in una trasmissione televisiva (…) Scelse ‘La forma di Orte’. E denunciò gli oltraggi edilizi inflitti a questo luogo della Teverina un tempo frugalmente ma nobilmente compatto nella sua pensilità rupestre: un campione dunque dell’ideale bellezza italiana secondo Pasolini, povero, genuino, assoluto, ai limiti del deserto e dell’arsione vulcanica. Mi dicono che questo canone valga anche per il castello che Pasolini si era scelto nella non lontana regione di Viterbo. Ma certo vale per la landa anatolica di “Medea”, per le muraglie arabe delle “Mille e una notte”: oggetti retrocessi nel tempo, arcaici, retrospettivi. A questa stregua vanno intese varie posizioni pubbliche del Pasolini ‘protestante'”.
Amore dell’umile e dell’autentico. Pensilità rupestre: frugale ma nobilmente compatta. Il Giordano “ritrovato” nei pressi di Viterbo per l’indimenticabile scena del battesimo di Gesù nel “Vangelo secondo Matteo”; le chiese romaniche a Tuscania e Castel Sant’Elia recuperate come set incantati, tra Boccaccio e Francesco d’Assisi, tra la purezza di “Uccellacci e Uccellini” e quella del “Decameròn”; la compiuta bellezza-forma “a prosciutto” di Orte dispiegata a interpretare certe aberrazioni politico-urbanistiche da terzo Mondo, tra la yemenita Sana’a e Katmandu in Nepal (aberrazioni indotte dal neocapitalismo dei grandi numeri e da una nuova vera e propria “pedagogia di cose”); l’innocenza di Ariosto o di certi anonimi scultori bamboccianti, tra Bomarzo e la Papacqua di Soriano nel Cimino, tratteggiati nell’appunto 101 di “Petrolio”; Chia e la sua Torre (o Castello che dir si voglia: ma questa è già un’altra storia) dal finale del “Poeta delle ceneri” alla memorabile lettera “luterana” intitolata “Il processo”, agli strazianti-tenerissimi versi friulano-viterbesi de “La nuova gioventù” (“Canti di un morto” e “Linguaggio dei fanciulli di sera”).
Ecco. Pensavamo a un riposante “locus amoenus”. Invece Pasolini portava in mezzo a noi l’inesausta creativa guerriglia di un vero resistente intellettuale. Pensavamo all’unicità dei nostri luoghi e invece era un altissimo esercizio di stile, un pensiero di bellezza, un manierismo poetante tra sguardo e fotogramma. E versi, tra discorso e racconto, come una medicina. Come desiderio di futuro.
Antonello Ricci
Concorso fotografico Pier Paolo Pasolini, la forma della città
“Pier Paolo Pasolini, la forma della città”, prima edizione del concorso fotografico indetto da Piattaforma 2.0, in collaborazione con Tusciaweb e l’Associazione Click! e il comune di Bassano in Teverina, aperto a fotografi professionisti ed amatori.
Il concorso ha lo scopo di valorizzare sei luoghi della Tuscia nello spirito che ha guidato Pasolini nel suo rapporto con il Viterbese. Un territorio, che nonostante tutto, ha mantenuto integra, almeno in parte, la forma originaria dei suoi borghi. I paesi da fotografare sono: Bassano in Teverina, Viterbo, Caprarola, Civita di Bagnoregio, Soriano e Orte. Per poter partecipare dovranno essere inviate foto di almeno 3 di questi borghi, tra i quali obbligatoriamente Bassano in Teverina e Civita di Bagnoregio. Pena l’esclusione dal concorso.
I partecipanti al concorso dovranno mandare una foto dei vari paesi in formato JPG ad alta risoluzione, tramite WeTransfer o altro tipo di trasmissione di file pesanti via email. Non ci sono limiti compositivi né artistici, verranno quindi accettate anche foto post-prodotte.
La partecipazione è gratuita.
Le foto dovranno essere inviate all’indirizzo e-mail: laformadellacitta@tusciaweb.it entro le ore 23 del 20 gennaio 2020.
La premiazione si svolgerà a febbraio/marzo 2020 nel borgo di Bassano in Teverina.
Verranno premiate le 3 migliori foto in assoluto, più menzioni speciali per ogni singolo luogo. Le foto verranno valutate dall’insindacabile giudizio dell’équipe di Tusciaweb.
Tutte le foto partecipanti potranno essere utilizzate da Piattaforma 2.0 Tusciaweb, dall’Associazione Click!e dal comune di Bassano in Teverina a scopo pubblicitario, per pubblicazioni, mostre o qualsiasi altro scopo.
