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“Trovato aiutava Rebeshi a controllare il mercato della droga, Rebeshi aiutava Trovato a incendiare i negozi…”

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Mafia a Viterbo - Giuseppe Trovato

Mafia a Viterbo – Giuseppe Trovato

Mafia a Viterbo - Ismail Rebeshi

Mafia a Viterbo – Ismail Rebeshi

Viterbo – (sil.co.) – “È vero che è intervenuto un accordo tra Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi per cui Trovato aiutava Rebeshi a controllare il mercato della droga a Viterbo e Rebeshi aiutava Trovato a incendiare i negozi e le auto dei concorrenti dei compro oro e controllare il mercato”. A confessare tutto, in 123 pagine di verbali di interrogatori, è Sokol Dervishi, l’albanese 33enne, ufficialmente piastrellista a Viterbo, braccio destro del sodalizio italo-albanese di stampo mafioso sgominato con i 13 arresti del 26 gennaio scorso dell’operazione Erostrato della Dda di Roma.

“Una mano lava l’altra”, ha detto. Era luglio scorso quando ha iniziato a parlare ed era ancora detenuto el reparto di alta sorveglianza del carcere di Nuoro, in Sardegna, prima di essere trasferito a Paliano in provincia di Frosinone. Collaboratore di giustizia, Dervishi, detto anche Nicola, Codino o Nero, è fuori dal maxiprocesso. Sarà giudicato il 10 febbraio con l’abbreviato, che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena.

“Trovato era la mente del gruppo e voleva controllare il territorio, voleva che le persone del Viterbese si rivolgessero al gruppo per qualsiasi cosa, voleva imporre rispetto e onore” ha proseguito, accusando se stesso e gli altri sodali.

“Tra gli altri che hanno lavorato per Trovato e Rebeshi, c’era Gabriele Laezza, che aveva un debito di 20mila euro con Rebeshi per forniture di cocaina”, ha proseguito Dervishi.

Tutti tranne Gas Gurguri avrebbero contribuito a trovare soldi per il cugino di Trovato detenuto per mafia. E poco prima dell’arresto per narcotraffico di Rebeshi, a fine novembre 2018, avrebbero portato auto usate dai corrieri della droga nel piazzale della sua concessionaria.

Sarebbe stato Rebeshi a far venire a Viterbo Dervishi da Padova, una decina di anni fa, per lo spaccio di cocaina, con la conplicità due fratelli connazionali di Bagnaia. Gas Gurguri sarebbe stato uno spacciatore “minore”. 

Dervishi avrebbe partecipato attivamente all’incendio di alcune vetture, tra cui una Porsche, con Rebeshi e Trovato, del responsabile della sicurezza di alcune discoteche. I boss avrebbero invece incendiato personalmente l’auto di uno dei carabinieri che avevano contribuito all’arresto per spaccio del fratello di Rebeshi, David, nel 2017.


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