Gallese – (sil.co.) – Vende auto “fantasma”, condannato per truffa aggravata comandante della polizia municipale.
Sul banco degli imputati Franco Mangiucca e la moglie, cui è intestato un autosalone di Fabrica di Roma gestito dall’uomo nel tempo libero dal lavoro.
Era vestito da vigile urbano la mattina del 10 maggio 2016 quando ha accolto una coppia di clienti, marito e moglie di Civita Castellana, interessati all’aqcuisto di una Lancia Ypsilon. Hanno sborsato 13.500 euro, ma della macchina nemmeno l’ombra, fino a quando, persa ogni speranza, quattro mesi dopo non lo hanno denunciato.
Difesi d’ufficio dall’avvocato Paolo Delle Monache, che non li ha mai visti, gli imputati ieri mattina sono stati processati davanti al giudice Silvia Mattei, che li ha condannati a tre mesi e 200 euro di multa ciascuno, oltre al pagamento delle spese legali e alla restituzione del maltolto.
In aula erano presenti entrambe le vittime, che si sono costituite parte civile con l’avvocato Giuseppe La Bella, il quale ha chiesto un risarcimento di 50mila euro. Oltre al danno materiale di 13.500 euro, anche il risarcimento dei danni morali vissuti dalle parti offese.
“La macchina era per me, prezzo pattuito 16.500 euro – ha spiegato la moglie, sentita per prima come testimone – ci accordammo per il ritiro dell’usato valutato 3500 euro e per un acconto di 10mila euro tramite assegno non trasferibile, consegnato lo stesso giorno, con l’impegno che la Lancia Ypsilon sarebbe arrivata entro tre mesi e avremmo versato i restanti tremila euro. A giugno niente, a luglio niente, poi mille scuse. A agosto la chiusura per ferie, a settembre l’invio di un’auto diversa da quella ordinata, poi i soldi non restituibili perché dati a una finanziaria. Lo abbiamo cercato in tutti i modi, sperato che ci ridesse almeno il denaro, invece niente”.
“Una volta siamo andati a cercalo a Gallese, dove faceva il comandante della municipale, con il grado di tenente. Non ci ha restituito niente, ma siccome avevamo il cagnolino in macchina, ci ha detto che il trasporto dell’animale era irregolare e che avrebbe dovuto farci una contravvenzione”, ha raccontato la coppia.
“L’autosalone era conosciutissimo. Tutti compravano le macchine lì. Un giorno l’ho incontrato, con la sua divisa da vigile urbano a due stelle, da tenente, perché quello faceva di lavoro oltre a vendere le macchine, così gli ho detto che a mia moglie serviva un’auto nuova. Ci ha dato appuntamento nella concessionaria di famiglia, dove ci ha accolto in divisa, e abbiamo concordato l’acquisto, dandogli il giorno stesso 13.500 euro. Non c’era motivo per dubitare. La rivendita era notissima, lui faceva il vigile. Invece ci ha truffati”, ha detto il marito. Per il vigile è finita con una condanna penale.


