Viterbo – (sil.co.) – “Se vieni con noi a togliere la denuncia, ti lascio in pace”. Così un presunto pusher 19enne avrebbe minacciato un minorenne per fargli ritirare la denuncia, riuscendo infine a trascinarlo al bar del capolinea del Riello. Ma la nonna, lo zio e un cugino della vittima si rivelano testimoni reticenti.
E’ ripreso con la testimonianza dei familiari di una delle presunte vittime,un 17enne d’origine cingalese sequestrato perché ritirasse una denuncia, il processo a un presunto spacciatore 19enne di Montefiascone, N.V., rimesso in libertà a ottobre dopo sette mesi trascorsi agli arresti domiciliari un giovanissimo spacciatore di Montefiascone.
Era stato fermato dai carabinieri lo scorso primo marzo al capolinea del Riello, finendo subito sotto processo davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei con l’accusa di spaccio aggravato dalla minore età degli assuntori, sequestro di persona e violenza per costringere la vittima a ritrattare quanto riferito il precedente 14 gennaio ai carabinieri relativamente a una presunta cessione di stupefacente al parco in fondo al Pilastro.
Il processo è entrato nel vivo nelle scorse settimane e nel frattempo entrambe le presunte vittime, oltre al 17enne un suo amico anche lui minorenne, sono state ascoltate in aula, nelle udienze del primo e del 15 ottobre. E’ stata quindi accolta l’istanza presentata dal difensore Giuseppe Picchiarelli.
Ieri sono stai sentiti la nonna 63enne del minore, lo zio 42enne fratello della madre e un cugino 19enne della vittima. Tutti originari dello Sri lLanka e tutti reticenti, tanto che la presidente Mattei e anche il pm Massimiliano Siddi hanno più volte chiesto loro se avessero paura dell’imputato.
La nonna e il cugino sarebbero stati testimoni, verso le 8,30 dello scorso 22 gennaio, mentre su Montefiascone imperversava una forte nevicata, di un episodio di minacce, sotto l’abitazione dell’adolescente. “Se vieni con noi a togliere la denuncia, ti lascio in pace”, gli avrebbe detto il 19enne, accompagnato da due amici. La nonna gli avrebbe impedito di portarlo via. In quel periodo, secondo il pm Siddi, il ragazzino, terrorizzato, non sarebbe più uscito di casa e avrebbe smesso anche di andare a scuola.
Lo zio, invece, su richiesta della sorella, che era nel suo paese d’origine in quel periodo, il 31 gennaio scorso avrebbe recuperato il minore al bar del capolinea del Riello, dove l’imputato e un amico lo avevano condotto, prelevandolo fuori scuola, per costringerlo a ritirare la denuncia. “A loro dissi che se c’erano problemi dovevano risolverli coi genitori e non in mezzo alla strada. A mio nipote, invece, lo sgridai, perché non era andato a scuola. Gli dissi: ‘Noi fatichiamo per darvi un futuro buono, devi andare a scuola’. Poi l’ho riportato a casa”. Il difensore Picchiarelli gli ha chiesto se non avesse minacciato l’imputato:“Non gli ha detto, per caso,: ‘Io sono stato in carcere e ti rompo’?”.
Il giudice Mattei, su tutte le furie, ha interrotto la testimonianza del cugino, il più reticente di tutti i parenti della presunta vittima, invitandolo a lasciare l’aula e riservandosi riguardo ai passi successivi, dal momento che insisteva nel dire di non ricordare cose accadute soltanto pochi mesi fa. “Io ho finito la scuola, lavoro a Siracusa, ho iniziato la mia vita”, aveva esordito il diciannovenne.
Si torna in aula il prossimo 2 maggio, per sentire tutti gli altri testimoni del processo.

