Caprarola – (s.m.) – Quei suoi tappeti di foglie arancio vivo da adesso sono off limits a chiunque. La faggeta del monte Venere è chiusa e così tutti i boschi intorno al lago di Vico che ricadono nel comune di Caprarola.
Il sindaco Eugenio Stelliferi li ha blindati con un’ordinanza. L’atto, datato 13 novembre, parla chiaro fin dall’oggetto: “Divieto di accesso nei boschi comunali della riserva naturale del lago di Vico”, con la premessa che, al suo interno, “sono stati registrati pericolosi schianti di grossi alberi, oltre a frequenti cadute di rami e/o parti di piante”. I trasgressori rischiano da 25 a 500 euro di multa.
“È una provocazione alla Regione – spiega Stelliferi -. Il piano di gestione e assestamento forestale, approvato di recente, non mette il comune in condizione di intervenire sul bosco con dei tagli per metterlo in sicurezza, così rimane abbandonato e le piante cadono. Se qualcuno si fa male, però, la responsabilità è mia come amministratore. E il comune, oltretutto, è doppiamente vittima dal punto di vista economico, perché non possiamo né avere gli introiti dei tagli, che ci sono proibiti, né ci vengono riconosciuti indennizzi per i mancati tagli, che non percepiamo da dieci anni”.
Un piano, quello di assestamento forestale, che è una specie di piano regolatore del bosco. E che scontenta un po’ tutti.
Non sono felici Lipu e Wwf, che hanno impugnato davanti al Tar la determina regionale di agosto, con cui il piano è stato approvato, perché parlava di tagli sperimentali nel bosco: tagli per niente necessari, secondo le due associazioni ambientaliste.
Non è felice neanche il sindaco di Caprarola, che quei tagli sperimentali in faggeta avrebbe voluto farli per capire se potevano agevolare la ricrescita degli alberi. Nella determina di approvazione del piano se ne parla; ma, con un secondo documento, risalente al 28 ottobre, la Regione ha circoscritto la sperimentazione a tre particelle di faggeta, definendola “eventuale” e “da autorizzare con apposito atto”. Per ora niente tagli sperimentali, insomma. “Ma non abbiamo neanche i soldi per quei tagli necessari e previsti dalla legge per tutelare la pubblica incolumità”. Quindi? O si taglia o si chiude? “Datemi le risorse per prendermi cura del bosco – dice lui -. Finché non ci saranno l’ordinanza resterà in vigore”.
Per un primo cittadino che blinda un polmone verde, un altro apre le porte: “Invito chi vuole a venire a passeggiare nelle nostre foreste, che sono bellissime”, dice Mario Mengoni, sindaco di Ronciglione, il cui bosco confina con quello caprolatto, sul versante di monte Fogliano. “Posso capire Stelliferi – continua -. Ma questa, più che la scelta del buon padre di famiglia che tutela i cittadini, è la scelta di chi si preoccupa di riacquisire un diritto perso: quello di fare cassa sul taglio dei boschi”.
A Ronciglione niente ordinanze simili. Mengoni conta sul buon senso: “Gli alberi cadono sempre in questi nostri boschi monumentali. Ma da qui all’ordinanza per chiuderli ce ne passa… è paradossale. Anche perché, nel tratto confinante, chi va a passeggio come distingue il territorio di Ronciglione da quello interdetto di Caprarola? Ci auguriamo che i cittadini sappiano che non è il caso di andare a passeggio in faggeta con vento e pioggia, per non correre rischi. Nelle belle giornate sono i benvenuti a monte Fogliano”.
