Viterbo – (sil.co.) – Violenza sessuale in clinica, interrogatorio protetto per le pazienti la cui attendibilità da sempre viene messa in dubbio dalla difesa.
Una delle parti offese, in particolare, soffrirebbe di disturbo paranoide, un disturbo di personalità caratterizzato da diffidenza e sospettosità che spingono a interpretare le motivazioni degli altri sempre come malevole per la propria persona o per le persone a cui il paranoico vuole bene.
Troppo delicate le rispettive condizioni psichiatriche per sentirle come normali testimoni in aula.
Per questo ieri mattina il collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone si è trasferito al piano seminterrato del tribunale dove, oltre agli uffici della polizia giudiziaria, si trovano anche le aule per gli interrogatori protetti, sia dei minori che, come in questo caso, degli adulti, solitamente donne vittime di violenza, dai maltrattamenti in famiglia agli abusi sessuali.
E’ ripreso così il processo a porte chiuse all’operatore tecnico assistenziale (Ota) 27enne arrestato il 9 ottobre 2018 con l’accusa di violenza sessuale in seguito alle denunce di tre pazienti di una casa di cura del capoluogo. Il giovane, difeso dall’avvocato Marco Russo, come sempre era presente in aula. Presunte vittime tre donne sulla quarantina, nessuna delle quali viterbese. Gli episodi sarebbero avvenuti durante l’estate, e consisterebbero in molestie sessuali verbali, palpeggiamenti e sfioramenti di parti intime. A far scattare le indagini è stata una delle tre donne, che a fine settembre si era rivolta agli agenti della squadra mobile per denunciare gli abusi.
L’interrogatorio della terza presunta vittima ricoverata in una Rems per cui ancora più difficile da trasportare, è stato rinviato al 15 gennaio. Anche per lei il presidente Mautone, oltre alla traduzione in tribunale, ha disposto per quel giorno l’audizione in modalità protetta, alla presenza di psicologi. Saranno inoltre sentiti altri quattro testimoni dell’accusa.

