Viterbo – Aumento tariffe Talete, ecco il documento approvato, e congelato, nel corso della riunione Ato del 30 dicembre scorso in provincia. A Palazzo Gentili, via Saffi, Viterbo.
Nei giorni precedenti l’incontro era circolata la notizia che Talete aveva in cantiere aumenti di bolletta piuttosto pesanti per le tasche dei cittadini. Le ipotesi in campo sarebbero state due. La prima, un aumento dell’85% per il 2020 che poi avrebbe dovuto scendere negli anni successivi.
La seconda un aumento del 2% che si sarebbe dovuto andare ad aggiungere al +7,5% del 2018. Portando la tariffa al 9,5% per i successivi 6 anni. Non solo, ma Talete avrebbe puntato anche a quadruplicare il deposito cauzionale che sarebbe dovuto passare da 57 a 200 euro. Un vero e proprio salasso
Gli aumenti avrebbero dovuto consentire di portare a casa 26 milioni dalle bollette e 23 dalla moltiplicazione dell’importo del deposito cauzionale. Un incasso che sarebbe servito a sua volta a coprire un mutuo di 40 milioni di euro chiesto da Talete alla cassa per i servizi elettrici e ambientali con cui la società idrica intenderebbe fare una serie di investimenti del valore di circa 212 milioni di euro.
Panico. Prima tra i sindaci, che avrebbero dovuto giustificare la crescita esponenziale dei costi delle bollette. Poi durante la riunione Ato in Provincia, iniziata con due ore di ritardo. Successivamente anche in merito ai contenuti dell’accordo, che ha iniziato a circolare, in tutti i formati possibili e immaginabili, tranne word, tra consiglieri comunali, provinciali e colleghi della stampa.
I punti approvati nel corso della riunione Ato del 30 dicembre, come riporta il documento in allegato all’articolo, sono in tutto 10. L’aumento delle tariffe è stato congelato, è vero. Ma “congelato” sembrerebbe stare a dire soltanto rinviato. Non annullato. E il condizionale è d’obbligo, perché il documento approvato è esso stesso di difficile lettura. Tant’è che chi lo ha votato, dopo, chiamato a darne spiegazione, nemmeno lui ci si sarebbe più raccapezzato. Con tanto di conferenze stampa da parte dei comitati che da anni si battono per l’acqua pubblica, smentite, dichiarazioni e richieste di spiegazione.
Non solo, ma l’aumento delle tariffe, che è stato congelato e non annullato, sembrerebbe subordinato alla concessione del prestito di 40 milioni da parte di Arera, l’autorità di regolazione per energia reti e ambiente. Ciò potrebbe significare che se Arera concede il prestito, le nuove tariffe potrebbero scattare un minuto dopo. Anche perché i soldi chiesti non sono a fondo perduto, ma vanno ridati. E da qualche parte dovranno pur entrare. E l’ipotesi migliore è che entrino in Talete uscendo prima dalle tasche dei cittadini.
Altra questione che sembrerebbe venir fuori dalla lettura del documento. Talete chiede un prestito di 40 milioni di euro ad Arera. Per fare cosa? Investimenti sulla rete idrica ridotta maluccio un po’ in tutta la provincia? Non sembrerebbe. L’unico investimento previsto riguarderebbe infatti organizzazione e personale della società idrica Talete che, tuttavia, prima di incassare i 40 milioni previsti dovrebbe predisporre un piano industriale che, come dichiarato ieri in conferenza stampa dagli esponenti del comitato Non ce la beviamo, allo stato attuale sembrerebbe proprio non esserci.
Comunque, i punti più interessanti del documento approvato il 30 dicembre scorso in provincia potrebbero essere i seguenti. Poi, chi vuole, può leggersi l’intero documento pubblicato in allegato.
Nel documento, al punto 2 dell’indirizzo/orientamento, sta scritto di “considerare il ricorso della Talete Spa al fondo perequativo della Cassa per i servizi elettrici e ambientali, per l’importo di euro 40 milioni, quale presupposto essenziale finalizzato a generare un flusso di cassa tale da garantire l’equilibrio economico e finanziario del gestore modificando ed integrando di fatto l’aggiornamento tariffario”. Quindi, a cosa servono i 40 milioni chiesti in prestito? A sistemare la rete idrica o a rimettere in sesto la Talete?
Al punto 4, si confermano invece “gli incrementi tariffari del 7,6% e 7,6% applicati per gli anni 2018 e 2019”. Da questi, pertanto, non si torna più indietro.
Punto 5. Non viene invece approvato “l’incremento tariffario al 9% per l’anno 2018 con effetto retroattivo”. Che vuol dire? Che è stato evitato un colossale conguaglio da far digerire ai cittadini dovuto a un adeguamento delle tariffe idriche con effetto retroattivo al 1° gennaio 2018. Di fatto, l’incremento dei costi al 9% sarebbe valso non solo per le bollette che avrebbero ricevuto da adesso in poi, ma anche per quelle passate. Il tutto con la benedizione di Arera che, con una delibera dell’anno scorso, ha introdotto una normativa a livello nazionale sull’articolazione tariffaria del servizio idrico integrato a decorrere dal 1 gennaio 2018.
L’obiettivo della delibera sembrerebbe quello di riordinare e uniformare a livello nazionale le varie categorie di utenza e rendere più immediato il calcolo di quanto dovuto al gestore a fronte del servizio. Il provvedimento dell’Arera sembrerebbe inoltre imporre in qualche modo la completa ristrutturazione dei corrispettivi tariffari e una nuova classificazione delle utenze, per superare le differenze applicate a livello locale. In questo modo, su tutta Italia varrebbero le medesime regole.
Quindi, se così fosse, il prestito Arera a Talete non sarebbe tanto subordinato all’avere o meno un piano industriale, ma all’aumento stesso delle tariffe. Congelate, vero, ma intanto approvate. In attesa, forse, di tempi migliori. Un po’ come quando il Fondo monetario internazionale concede prestiti ai paesi poveri, indebitandoli ulteriormente, chiedendogli però riforme economiche tali che sono poi i cittadini, o i sudditi, a seconda dello Stato in questione, a dover pagare.
Infatti, al punto 6 si legge “di approvare l’istanza di riapertura straordinaria della proposta tariffaria Sii 2018-2019 nei termini sopra indicati con annessa richiesta di accesso al fondo perequativo per il servizio idrico integrato per un importo di 40 milioni di euro”.
Il punto più interessate sembrerebbe però essere il numero 7. “Di subordinare l’efficacia degli aumenti tariffari di riequilibrio richiesti da Talete Spa per gli anni 2019-2023 del +1,4% per l’anno 2019… e gli aumenti tariffari del 9% annuo richiesti da Talete Spa per il suo riequilibrio per gli anni 2020, 2021, 2022 e 2023 alla condizione che l’Arera notifichi a questo Ega che i termini economici contenuti nell’istanza di riapertura straordinaria della proposta tariffaria del Sii 2018-2019 permettano alla stessa autorità di approvare l’accesso al fondo perequativo per un importo di 40 milioni di euro e che, entro il primo trimestre 2020, la Talete Spa: avvii un percorso informativo e relazionale che permetta di avvicinare la Talete Spa ai suoi utenti; si dia una nuova e più efficace struttura aziendale che dia la possibilità di dotarsi di un management competente e adeguato ad affrontare le sfide future e che contempli un’organizzazione in grado di internalizzare le attività strategiche (anche mediante un piano condiviso di assunzioni mirate) e di esternalizzare quelle non strategiche e/o antieconomiche; formuli una proposta articolata che, nella definizione di un nuovo Piano industriale, fissi tempi, modalità e organizzazione che l’azienda si dovrà dare per rispettare i livelli di servizio fissati dall’Arera e gli obblighi contrattuali stabiliti dalla Convenzione di gestione e suo annesso disciplinare tecnico”.
Dunque, il prestito Arera a cosa serve? A fare veramente investimenti sul sistema idrico della Tuscia oppure a ristrutturare la società, rimettendola in sesto per poi scongelare l’aumento delle tariffe e dare il ben servito ai cittadini?
Daniele Camilli
– Il documento Ato del 30 dicembre 2019







