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“Bonifica ex fornace, abbiamo chiesto aiuto al ministero”

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La fornace di Orte

La fornace di Orte

Mariastella Fuselli

Mariastella Fuselli

Orte – Bonifica dell’ex fornace di Camerano, il comune di Orte chiede aiuto al ministero. L’assessora all’Ambiente Mariastella Fuselli fa il punto della situazione sul complicato iter che dovrà portare all’accertamento del grado d’inquinamento del sito e stabilire le eventuali contromosse. Un processo che, secondo l’assessora “andrebbe ultimato al più presto, visto che l’ex fornace è un sito considerato ad altissima priorità a livello nazionale”.

A che punto del processo siamo?
“La fase delle conferenze di servizi si è chiusa a marzo 2019 e a novembre abbiamo inviato tutti i faldoni al ministero dell’Ambiente per chiedere un finanziamento. È stato un lavoro enorme, partito nel 2017 per riprendere un discorso interrotto nel 2009”.

Che situazione ha ereditato?
“Un primo piano di caratterizzazione del sito era stato realizzato nel 2005, ma l’entrata in vigore del Codice dell’ambiente nel 2006 aveva di fatto azzerato tutto. Nel 2009 la Cln, società proprietaria della fornace, è entrata in crisi e nel 2010 ha chiuso, senza che il nuovo piano di caratterizzazione vedesse la luce. Da lì in poi non era stato fatto più nulla, fino a quando non mi sono insediata”.

Lei da dove è partita?
“Abbiamo impiegato mesi per recuperare i fascicoli sulla bonifica e riordinarli, è stato un lavoro veramente difficile. Una volta fatto questo, sono andata in regione per illustrare la documentazione e chiedere cosa fare. Nel frattempo, abbiamo pubblicato un’ordinanza in cui ingiungevamo alla Cln di mettere in sicurezza il sito. Tra i documenti, c’era anche una richiesta del 2014 della prefettura che voleva sapere a che punto fosse la bonifica del sito, di cui non abbiamo trovato la risposta da parte del comune”.

La Cln che riscontri ha dato?
“Abbiamo fatto una conferenza di servizi preliminare a ottobre 2018, un tavolo tecnico a gennaio 2019 e una seconda conferenza di servizi a marzo 2019, ma Cln, che attualmente risulta essere in regime di concordato preventivo, non ha partecipato e non ci ha dato notizie. Una sentenza del 2012 l’ha riconosciuta responsabile dell’inquinamento del sito, dovrebbe essere lei a farsi carico della bonifica”.

Un bel problema. È possibile superarlo?
“Noi intanto siamo andati avanti. Alla seconda conferenza di servizi abbiamo concluso l’iter burocratico, approvando le analisi proposte dalla società incaricata di elaborare il nuovo piano di caratterizzazione”.

Cosa prevedono queste misure?
“Quello che è appurato è che sotto terra c’è del materiale del ciclo produttivo dei laterizi inutilizzato, che non può essere considerato tecnicamente ‘rifiuto’. Materiale che va certamente smaltito, ma dobbiamo valutare in che modo e soprattutto capire se c’è del percolato che ha inquinato le falde acquifere. Per fare questo servirebbero innanzitutto 5 piezometri”.

Rimane sempre il problema di chi paga…
“Infatti il processo si è arenato per mancanza di fondi. Quello di Orte è un sito orfano, cioè c’è un responsabile riconosciuto che però non ha ancora adempiuto. Noi dobbiamo agire in danno della Cln, ma nel frattempo anticipare i soldi. Personalmente sto spingendo molto in giunta per reperire dei finanziamenti comunali sulla fornace, ma ovviamente noi da soli non possiamo fare granché, anche perché abbiamo già pagato la società di consulenza per chiudere il piano di caratterizzazione e fare le conferenze di servizi. Per questo a novembre abbiamo spedito tutta la documentazione al ministero dell’Ambiente, attraverso la regione”.

Ci sono possibilità di ottenere un finanziamento?
“Speriamo. La fornace di Orte rientra tra i siti ad altissima priorità nel piano delle bonifiche, quindi dovrebbe esserci un interesse forte da parte del ministero e della regione. Io per il momento sono orgogliosa del lavoro fatto, che mi permette quantomeno di dare risposte ai cittadini e spiegare che un percorso preliminare si è concluso. Adesso bisogna passare all’azione, ma non dipenderà solo da me”.

È possibile al momento indicare la pericolosità del sito?
“Per capire precisamente in che stato si trova l’area, bisogna fare le analisi sull’eventuale presenza di percolato. Fino a quando non faremo questo primo passo, non potremo passare ai successivi”.

Alessandro Castellani

 


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