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“Il consigliere Claudio Ubertini punito per i mancati appalti pubblici sollecitati dal boss”

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Claudio Ubertini

Claudio Ubertini

Mafia a Viterbo - Sokol Dervishi

Mafia a Viterbo – Sokol Dervishi

Viterbo - L'auto del consigliere comunale Claudio Ubertini distrutta dalle fiamme

L’auto del consigliere comunale Claudio Ubertini distrutta dalle fiamme

Viterbo - L'auto di Claudio Ubertini distrutta dalle fiamme

L’auto di Ubertini distrutta dalle fiamme

Mafia a Viterbo - Luigi Forieri

Mafia a Viterbo – Luigi Forieri

Giuseppe Trovato

Giuseppe Trovato

Viterbo – (sil.co.) – “Ci vedevamo poco con Forieri. Trovato invece ci si vedeva quasi tutti i giorni, perché andava nel suo bar. Forieri è una sorta di consigliere di Trovato”, ha detto Sokol Dervishi a al Pm Tucci. Dervishi è diventato nel frattempo collaboratore di giustizia.

E’ li, nel bar di via Genova considerato dagli investigatori il ritrovo dell’organizzazione di stampo mafioso italo-albanese attiva a Viterbo fino al blitz sfociato nei 13 arresti dello scorso 25 gennaio,  che il sodalizio ha intercettato il consigliere comunale Claudio Ubertini, vittima coi figli di tre attentati incendiari e dell’invio di proiettili per non avere dato seguito alla richiesta di appalti e avere ostacolato, secondo Trovato, i compro oro dell’imprenditore 43enne originario di Lamezia Terme. 

Le rivelazioni di Dervishi sono iniziate lo scorso luglio mentre era ancora detenuto nel carcere di Nuoro, in Sardegna. In 123 pagine, esclusi gli “omissis”, i verbali degli interrogatori davanti al pm Fabrizio Tucci.

Saranno processati entrambi col rito abbreviato il prossimo 10 febbraio, usufruendo così dello sconto di un terzo della pena. Sono il muratore 33enne albanese Sokol Dervishi e il barista 51enne Luigi Forieri, detenuti nel carcere di Paliano in provincia di Frosinone e di Tolmezzo in provincia di Udine, rispettivamente braccio destro del boss Ismail Rebeshi e dell’altro capo della mafia viterbese Giuseppe Trovato.

Con lo stesso rito sarà giudicata, lo stesso giorno, la commessa del compro oro di Trovato, Martina Guadagno. detenuta nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Al bar di via Genova, all’epoca gestito da Forieri, oltre a Trovato, andava anche il consigliere comunale Claudio Ubertini, che si è costituito parte civile con i due figli davanti al gup Emanuela Attura del tribunale di Roma nell’udienza di sabato 21 dicembre.

“Veniva spesso a fare colazione, era amico di Forieri. Giuseppe Trovato e un altro gli hanno chiesto appalti dal Comune per una ditta di muratura. E Ubertini, da come mi hanno detto loro, ha detto ‘vediamo’. Ma passava il tempo e per loro li aveva presi in giro, aveva detto solo una cazzata e non faceva“, ha proseguito il 33enne. 

“Per questo la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2017 gli hanno incendiato la Smart che usava lui ma era intestata alla figlia e dopo dieci mesi, la notte tra il 15 e il 16 novembre, la Mini Cooper del figlio. A marzo 2017 c’è stato l’episodio dei proiettili recapitati all’ufficio. Poi, nel 2018, c’è stato il danneggiamento a scopo intimidatorio della nuova Smart della figlia”, ha spiegato Dervishi, sottolineando l’accanimento di Trovato esteso a tutta la famiglia della vittima.

Ubertini, a detta di Trovato, “abusando delle sue qualità pubbliche” avrebbe mandato controlli ai suoi tre negozi di compro oro e avrebbe “salvato” alcuni compro oro concorrenti “come se avesse degli interessi economici, come se fosse socio”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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