Viterbo – “La Talete deve mettere fine alla propria esperienza. Un’esperienza che ha ridotto l’acqua a privilegio e non più a diritto umano fondamentale”. Bengasi Battisti va subito al punto. Lui è consigliere comunale a Corchiano e portavoce nazionale enti locali per l’acqua pubblica.
L’occasione è la conferenza stampa convocata dal comitato Non ce la beviamo nella sede del sindacato Usb in via Garbini a Viterbo. Al tavolo, per il comitato, Paola Celletti e Francesco Lombardo. Assieme a Battisti anche il consigliere comunale di Viterbo Massimo Erbetti.
Il primo passo da compiere è comunque “la revoca – ha detto Battisti – dell’aumento delle tariffe decisa durante l’incontro Ato del 30 dicembre che prevede una crescita del costo delle bollette del 9 per cento annuo fino al 2023. Un aumento complessivo del 45 per cento”. L’alternativa è invece “la gestione pubblica dell’acqua attraverso i consorzi”.
“Chiediamo inoltre – aggiunge Celletti – che il presidente della Provincia Pietro Nocchi convochi i comitati per ascoltare anche il loro punto di vista e le possibili alternative”.
“La riunione Ato – prosegue Battisti – ha votato un aumento del 9 per cento per i prossimi 4 anni. Una sconfitta. Perché la Talete è un soggetto privatistico. È una società che sta dentro le regole del mercato. Le tariffe sono l’unica fonte economica per sostenere la Talete. La Talete deve chiudere questa esperienza che riduce l’acqua a privilegio e non a diritto. Un diritto umano. Questa ulteriore scelta da parte dei sindaci è la conferma dell’impossibilità di gestione dell’acqua con forme di diritto privato. Serve una gestione pubblica attraverso i consorzi su base idrografica. Ai sindaci chiediamo la revoca del provvedimento che aumenta le tariffe. Poi i sindaci possono adottare la ripubblicizzazione dell’acqua e mettere fine alla gestione Talete. L’alternativa è la legge regionale 5 del 2014 mai messa in atto”.
Erbetti punta invece il dito contro i sindaci. “Tutti i sindaci – ha detto il consigliere comunale di Viterbo – dicono che nessuno ha votato l’aumento del 45 per cento. I sindaci hanno votato un aumento senza rendersene conto. L’aumento è solo congelato”.
Un aumento “subordinato – come ha sottolineato Lombardo – alla decisione dell’Arera che deve sbloccare 40 milioni di euro. Arera chiede però un nuovo piano industriale che al momento non c’è. Le promesse fatte sono solo parole vuote. E i 40 milioni vanno restituiti nelle stesso tempo in cui verranno utilizzati”.
“I sindaci – ha poi aggiunto – sono marionette governate dai fili di qualcuno. Il Pd in primis, che è stato sempre per la privatizzazione”.
Il comitato Non ce la beviamo pensa anche alle iniziative per contrastare la decisione di aumentare le tariffe. “Saremo sui territori – ha dichiarato Celletti – per contrastare questo atto di aumento delle bollette. Aumento che scatta automaticamente con la concessione del prestito. Il 18 gennaio saremo a Civita Castellana per un’assemblea pubblica in piazza. Entro fine mese a Viterbo e poi sui vari territori”.



