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Mafia viterbese, liberi dopo un anno Erasmi e Pecci

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Mafia a Viterbo - Manuel Pecci

Mafia a Viterbo – Manuel Pecci

Mafia a Viterbo - Emanuele Erasmi

Mafia a Viterbo – Emanuele Erasmi

Viterbo – (sil.co.) – Dopo un anno agli arresti domiciliari hanno trascorso la prima notte da uomini liberi Manuel Pecci e Emanuele Erasmi.

Non potranno muoversi da Viterbo, ma l’obbligo di dimora è l’unica misura cautelare disposta dal gup Emanuela Attura dopo il rinvio a giudizio di martedì 14 gennaio.

“Già da oggi potranno tornare a lavorare, uscire e vivere una vita normale, da persone perbene quali sono”, dicono i difensori.

Pecci e Erasmi sono il parrucchiere e l’artigiano viterbese arrestati il 25 gennaio 2019 nel blitz antimafia dei carabinieri nell’ambito dell’operazione antimafia Erostrato coordinata dai pm Fabrizio Tucci e Giovanni Musarò della Dda di Roma.

La loro posizione si è alleggerita quando i nove indagati per associazione di stampo mafiosa, tra cui i presunti boss Ismail Rebeshi è Giuseppe Trovato, hanno optato per il rito abbreviato.

Una scelta su cui ha pesato il pentimento di Sokol Dervishi, l’albanese che con le sue ammissioni ha messo all’angolo il sodalizio criminale italo albanese sgominato dall’inchiesta.

Pecci e Erasmi, accusati di partecipazione ai reati fine con metodo mafioso, saranno giudicati col rito ordinario, il prossimo 9 marzo, dal collegio del tribunale di Viterbo presieduto dal giudice Gaetano Mautone.

Gli altri dovranno comparire il 10 febbraio davanti al gup del tribunale di Roma, che ieri, col parere favorevole di Tucci e Musarò, ha accolto la richiesta di revoca degli arresti domiciliari dei difensori Giuliano Migliorati, Fausto Barili e Carlo Taormina.

“La revoca dei domiciliari è solo il primo passo. Non vediamo l’ora che arrivi il 9 marzo. Siamo certi che il dibattimento dimostrerà una volta per tutti la totale estraneità dei nostri assistito dalle accuse che vengono loro mosse”, commentano i difensori Migliorati, Barili e Taormina.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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