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“Export in crescita, la Tuscia fa anche meglio della media nazionale”

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Luigia Melaragni

Luigia Melaragni

Viterbo – “Export, nei primi nove mesi del 2019 la provincia di Viterbo ha registrato un ottimo +3,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ancor meglio della media nazionale che si è fermata a un +2,5%”.

La fotografia dell’anno appena trascorso della segretaria della Cna di Viterbo e Civitavecchia Luigia Melaragni parte subito con un dato positivo.

“Le difficoltà non sono mancate – precisa subito Melaragni -, ma poter dar conto di un miglioramento in un mondo così importante come quello dell’export è sicuramente una prima vittoria”.

Com’è andato dunque complessivamente il 2019 per le piccole e medie imprese del territorio?
“Non abbiamo ancora dati completi ed ufficiali per tutto l’anno. Di sicuro, purtroppo, è stato l’ennesimo anno negativo per la gran parte dei settori. Per quando riguarda l’export, però, nei primi mesi del 2019 si è registrato un +3,1% nella provincia di Viterbo. Un buon risultato se si pensa che la media nazionale è del +2,5%. Si veniva da un anno (il 2018) davvero molto, molto negativo, quindi vedere segnali di ripresa è confortante. Le microimprese soffrono tantissimo la crisi, ma alcune di loro sanno anche come affrontarla. Penso a chi sa cogliere le opportunità dei bandi regionali sul digitale o sull’internazionalizzazione per esempio. Ecco questa vivacità, questa voglia di mettersi in gioco e di crescere è la marcia in più degli artigiani”. 

Cos’è che appesantisce le imprese?
“La tassazione e la burocrazia. Una tassazione elevatissima che opprime e scoraggia gli investimenti e una burocrazia che mette una serie di ostacoli indescrivibili. Cna si sta facendo portavoce in prima persona di una campagna per la sburocratizzazione delle piccole imprese, affinché si possa dar loro la libertà di crescere con più serenità e meno vincoli. I piccoli imprenditori, invece, sono sempre più bersaglio delle scelte sbagliate della politica. Fino a poche settimane fa eravamo alle prese con lo “sconto in fattura”, ovvero la detrazione fiscale scontata direttamente al cliente da parte del professionista che effettuava lavori, anche piccoli, di ristrutturazione edilizia per il risparmio energetico tipo la semplice sostituzione di infissi. Sarebbe stata una vera catastrofe per le microimprese: avrebbe distrutto tutto il mondo dell’impiantistica. La nostra battaglia però è stata accolta in Parlamento e il provvedimento è stato prima eliminato del tutto, poi reintrodotto ma soltanto per chi fa lavori molto grandi, sopra i 200mila euro. Questa soglia, almeno, tiene fuori dal problema le piccole imprese”.

Ci sono ancora, nonostante tutto, giovani che vogliono fare gli artigiani?
“Può sembrare strano, ma sì, ci sono. E anche tanti. Il 43% degli assunti nelle imprese artigiane sono giovani. L’artigianato continua ad attrarre ragazzi soprattutto per la possibilità di usare il contratto di apprendistato, uno strumento che è stato anche rafforzato dalla legge di bilancio con degli sgravi contributivi”.

E quali sono, sempre a livello locale, le piccole imprese che funzionano meglio?
“Sicuramente quelle legate al turismo. La provincia di Viterbo è a forte vocazione turistica, così piena di tesori naturali e culturali. Certo il punto è sempre il solito: c’è una grande difficoltà nel saperli sfruttare nella giunta maniera. Ma nel 2019, e mi auguro si continui così anche nel 2020, il cosiddetto turismo esperenziale si sta diffondendo molto anche da noi. Cresce la domanda, in genere anche collegata al mondo dell’agroalimentare, altro punto forte della nostra terra. Le imprese ci sono, anzi, sono spesso anche molto avanti con i tempi. Hanno idee innovative, progetti accattivanti… Sono le istituzioni, purtroppo, che ancora una volta deludono. Quello che serve è mettere a sistema tutte le potenzialità della provincia di Viterbo. La frammentazione non paga e non serve a nessuno. Pensare a dei pacchetti completi e variegati sarebbe la forza di tutti. Ma il territorio va promosso. Non solo con la pubblicità dei privati, quella non può bastare. Serve un lavoro serio da parte delle amministrazioni che puntino davvero a un ecoturismo strutturato. Abbiamo tutti i presupposti per farlo. Facciamolo”.

La Cna da lei guidata opera non solo nella Tuscia ma anche a Civitavecchia. Come vanno le cose lì?
“A Civitavecchia c’è una realtà molto simile a quella del Viterbese. Certo lì c’è anche il discorso della centrale a carbone dell’Enel che sta chiudendo, quindi siamo impegnati anche su quel fronte, ma per il resto il tema principale sul quale lavoriamo è il turismo. E non è molto diverso da quello della provincia di Viterbo. Perché se è vero che Civitavecchia ha il preziosissimo scalo portuale è anche vero che, in ogni caso, è difficilmente meta di turisti perché la usano soltanto come ponte per dirigersi verso Roma. Per lo stesso motivo è difficile pensare che chi fa tappa in crociera a Civitavecchia scelga di visitare Viterbo e dintorni. Qualcuno può spingersi fino a Tarquinia per la vicinanza e l’importanza archeologica dei siti, ma più a nord è molto difficile. E poi, oltre al fatto che l’attrattività della Capitale è impossibile da avvicinare, non scordiamoci in che stato sono i collegamenti con la Tuscia…”. 

Francesca Buzzi 


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