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“Investire sulla cultura è il miglior antidoto contro la Shoah”

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Viterbo - La cerimonia all'università della Tuscia

Viterbo – La cerimonia all’università della Tuscia

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Viterbo – La cerimonia all’università della Tuscia

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Viterbo – La cerimonia all’università della Tuscia

Viterbo - La cerimonia all'università della Tuscia

Viterbo – La cerimonia all’università della Tuscia

Viterbo - La cerimonia all'università della Tuscia

Viterbo – La cerimonia all’università della Tuscia

Viterbo – “Bisogna investire sulla cultura, la formazione, la scienza e la ricerca. Sono gli unici antidoti contro quanto è avvenuto. La Shoah”.

Il rettore dell’Università Stefano Ubertini ha scoperto la targa di commemorazione in memoria di 12 ebrei viterbesi detenuti nel carcere di Santa Maria in Gradi e poi deportati e sterminati nei campi nazisti. Gliel’ha dedicata l’università degli studi della Tuscia. Questa mattina, 27 gennaio, Giornata della memoria. Il giorno in cui si ricordano le vittime della Shoah, lo sterminio di 12 milioni di persone. Sei milioni di ebrei. E sei milioni tra oppositori politici, criminali comuni, testimoni di Geova, rom, fuoriusciti, lesbiche, prostitute, omosessuali e malati di mente.

Alla commemorazione, cui è seguito un convegno dedicato alla Shoah nella Tuscia, con il rettore c’erano l’assessore comunale ai servizi sociali Antonella Sberna, il sindaco di Vetralla Franco Coppari, Claudio Procaccia, direttore del dipartimento beni e attività culturali della Comunità ebraica di Roma, Angelo Di Porto, familiare di deportati. Con loro, i direttori del Disucom e del Distu, Giovanni Fiorentino e Saverio Ricci, Elisa Guida, Simone Duranti e Matteo Stefano dell’Unitus e Luca Bruzziches, studioso della storia degli ebrei del viterbese.

Sapere critico e sapere scientifico – ha detto Procaccia – non sono la panacea di tutti i mali. Di filosofi e scienziati mi fido solo se aderiscono a un sistema di valori. l’educazione civica va legata alla nostra Costituzione, una costituzione che nasce eticamente sul sangue di chi si è sacrificato. Storia e memoria, ma sempre al servizio dell’educazione civica“.

Il testo della targa commemorativa dell’Unitus.

“In questo luogo, carcere all’epoca della repubblica sociale italiana e dell’occupazione nazista, furono detenuti dodici ebrei, già vittime dal 1938 della persecuzione razzista antisemita dello stato italiano, rastrellati a Viterbo e provincia nel 1943. Dieci furono deportati nel marzo 1944 prima nel campo di Fossoli, poinei campi nazisti. Nove furono assassinati. Una sola persona fece ritorno. L’Università degli Studi della Tuscia li ricorda”.

Le persone deportate sono, Angelo Di Porto, Letizia Anticoli, Jader Spizzichino, Marta Coen, Martino Wolff, Matilde Levi, Reale Di Veroli, Anna Di Veroli, Letizia Di Veroli, Adalgisa Efrati, Arnoldo Majer.

Daniele Camilli


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