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La Cassazione: “Maria Sestina Arcuri lanciata dalle scale, non ha potuto difendersi”

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Ronciglione - Il pm Franco Pacifici e gli ufficiali dei carabinieri sul luogo della tragedia

Ronciglione – Il pm Franco Pacifici e gli ufficiali dei carabinieri sul luogo della tragedia

Giallo di Ronciglione - Le prime immagini della scala da cui Maria Sestina Arcuri è precipitata

Giallo di Ronciglione – Le prime immagini della scala da cui Maria Sestina Arcuri è precipitata

Ronciglione – Giallo di Ronciglione. “Le risultanze medico-legali smentiscono la versione di un rotolamento congiunto di Maria Sestina Arcuri e Andrea Landolfi Cudia e confermano, al contrario, l’impatto del cranio della vittima sul pavimento, conseguente a una caduta senza difese”. La Cassazione spiega perché ha rigettato il ricorso del 30enne contro l’ordinanza del Riesame che aveva detto sì all’arresto: da quel giorno, era il 25 settembre, Landolfi è in carcere, accusato di aver ucciso la fidanzata.

Le motivazioni sono state depositate il 6 dicembre scorso. I giudici della suprema corte, oltre a mettere nero su bianco “le risultanze medico-legali”, fanno “riferimento al lancio della vittima contenuto nelle conversazioni intercettate della nonna e dell’indagato”, alle “testimonianze su quanto avvenuto nelle ore precedenti al fatto”, alla “richiesta di far intervenire l’ambulanza soltanto dopo ore”, alle “notizie relative alla dipendenza dall’alcool, alle precedenti violenze e alle frequentazioni del dipartimento di salute mentale dell’indagato”.

È la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019 quando Maria Sestina Arcuri, parrucchiera di 25 anni, precipita dalle scale dell’interno 4 di via Papirio SeranGeli 7, a Ronciglione. “Siamo caduti abbracciati”, sostiene da sempre il fidanzato Andrea, oggi a processo davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo. Secondo il 30enne, su quei 14 gradini in peperino Sestina lo ha spinto per gioco e lo ha abbracciato. Ma si sarebbe sbilanciata in avanti, cadendo con lui per tutta la lunghezza delle rampe che portano alla mansarda. Fino a raggiungere il camino in salotto.

Per la procura, invece, la 25enne sarebbe stata sollevata oltre il parapetto e scaraventata al piano di sotto. Almeno due metri di volo, e poi lo schianto sul pavimento. Il pm Franco Pacifici ricostruisce quella notte diversamente da Landolfi grazie ai risultati dell’autopsia e alla relazione di Martino Farneti. Per il consulente della procura, è impossibile che la coppia abbia rotolato fino al primo scalino: la gradinata è stretta e a forma di L, e per questo si sarebbero dovuti fermare tra la prima e la seconda rampa.

Ma il pm Pacifici ha anche la testimonianza del figlio di Landolfi, un bambino di 5 anni. Aveva passato tutta la sera col padre e Sestina: prima al ristorante, poi al pub e poi a casa. Sia alla madre che agli inquirenti ha detto di aver assistito alla scena senza essere visto: il papà cerca di abbracciare Sestina, lei lo spintona e lo fa cadere, lui si rialza, la prende di peso da sotto le braccia e la butta giù. Per la Cassazione, “dal racconto del bambino non vi è alcuna incertezza che l’indagato abbia lanciato la donna” e “il racconto coincide con i risultati oggettivi delle perizie medico-legali”.

Prima di essere sentito dal pubblico ministero, il piccolo si era confidato con la madre, che aveva registrato il tutto. Per Landolfi, però, quella conversazione è “inutilizzabile”. Ma la Cassazione l’ha definita “del tutto legittima e non vietata” e “identica” alla versione fornita “durante l’audizione protetta”. Per la quale, secondo la suprema corte, “nessun avviso doveva essere dato ai genitori, che nessuna autorizzazione avrebbero dovuto dare”. Definisce poi “adeguata la frase che, prima dell’audizione, la psicologa ha rivolto al bambino”, da cui “emerge con chiarezza la possibilità del bambino di non dare la propria disponibilità a spiegare quanto era avvenuto e quindi di tacere. L’avviso al minore – scrivono i giudici – non necessita di forme sacramentali, ma deve essere adeguato alle capacità di comprensione dello stesso e quindi modulato in ragione dell’età. Deve essere per lui, bambino di 5 anni, comprensibile, per non trasformarlo in un atto rituale privo di significato concerto”.

L’audizione è stata videoregistrata, ma per Landolfi il figlio sarebbe stato suggestionato dalle domande della psicologa e dalla posizione del suo dito nel momento in cui gli mostrava la foto affinché indicasse il luogo in cui Sestina era caduta. “Un’osservazione congetturale” quella del 30enne, chiosa la Cassazione.

Raffaele Strocchia


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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