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“Landolfi ha ripulito casa dalle tracce di sangue e vomito lasciate da Maria Sestina”

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Giallo di Ronciglione - Le prime immagini della scala da cui Maria Sestina Arcuri è precipitata

La scala da cui Maria Sestina Arcuri è precipitata

Giallo di Ronciglione - Le prime immagini della scala da cui Maria Sestina Arcuri è precipitata

Il soggiorno dove Maria Sestina Arcuri è precipitata

Ronciglione - Il pub Il Castello - Il tavolo dove Maria Sestina Arcuri e Andrea Landolfi hanno trascorso l'ultima serata

Il tavolo del pub dove Sestina e Andrea Landolfi hanno trascorso l’ultima serata

Ronciglione – Morte di Maria Sestina Arcuri, prima di chiamare i soccorsi avrebbe ripulito la scena del delitto il fidanzato a processo per omicidio davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo. 

Andrea Landolfi Cudia, in carcere da tre mesi e mezzo con l’accusa di femminicidio, secondo l’accusa avrebbe cercato di far sparire le tracce di sangue e vomito della vittima, scoperte successivamente, in seguito ai rilievi fatti durante i diversi sopralluoghi effettuati nell’appartamento al civico 7 di via Papirio Serangeli, a Ronciglione, dai militari del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri. 

“Nonostante le gravi lesioni subite dalla compagna a seguito dell’impatto al suolo in accelerazione, il Landolfi non si operava a chiamare gli urgenti soccorsi bensì provvedeva a ripulire casa dalle tracce di sangue e vomito lasciate da Maria Sestina”, scrivono il procuratore Paolo Auriemma e il sostituto Franco Pacifici, che hanno iscritto nel registro degli indagati anche la nonna ottantenne dell’imputato, Mirella Iezzi, per omissione di soccorso, abbandono di incapace e false dichiarazioni al pubblico ministero, al quale secondo l’accusa la donna avrebbe raccontato una versione diversa dei fatti per coprire il nipote. 

Giovedì mattina, nel frattempo, Mirella Iezzi sarebbe stata aggredita su un autobus di Roma da due cinquantenni che al grido di “Sei un’assassina, dovresti stare in galera come tuo nipote” l’avrebbero costretta a scendere prima della sua fermata. 

Secondo la procura della repubblica di Viterbo il pugile dilettante e operatore sociosanitario di Roma “simulava di aver messo a dormire il figlio, disfacendo il letto e solamente alle ore 6 circa del 4 febbraio del 2019 chiamava i soccorsi”. In base alla ricostruzione dell’accusa, il trentenne avrebbe gettato deliberatamente dalla balaustra delle scale di casa della nonna la fidanzata 26enne. E il figlioletto di 5 anni avrebbe assistito, simulando con un pupazzo, davanti al pm Pacifici, il modo in cui il padre avrebbe sollevato di peso Sestina lanciandola di sotto.

E ancora. “Nonostante l’importante trauma provocato a Maria Sestina Arcuri, che nell’immediato rigettava e perdeva sangue dall’orecchio – scrivono ancora gli inquirenti – Landolfi ometteva di prestare l’assistenza occorrente ovvero chiamare immediatamente i soccorsi sanitari, cosa che faceva solamente dopo 4 ore circa dalla precipitazione, impedendo attraverso tale condotta omissiva di prestare soccorsi adeguati alla gravità delle lesioni cagionate, ivi compresa quella di soccorrere attraverso un elisoccorso al fin di consentire il ricovero in ospedale altamente specializzato”. 

Il tragico schianto sarebbe avvenuto attorno alle due di notte. Solo la mattina successiva è scattato l’allarme, con una chiamata al 118 da parte di Landolfi. Sestina è giunta dopo le ore 6 al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dove è stata trasferita in ambulanza e sottoposta a un intervento chirurgico alla testa dal quale non si è svegliata. La giovane è morta il 6 febbraio dopo due giorni di agonia. 

Il processo, dopo il rinvio chiesto dal nuovo difensore dell’imputato, l’avvocato romano Giacomo Marini, riprenderà il prossimo 20 febbraio davanti alla giuria popolare presieduta dal giudice Gaetano Mautone, a latere Roberto Colonnello.

Oltre a predisporre un’integrazione della lista dei testimoni già depositata, in cui figurano anche l’ex campione di boxe Nino Benvenuti e il presidente del Coni Giovanni Malagò, la difesa è intenzionata a produrre ulteriori consulenze di parte, affidate a medici-legali, psichiatri e criminologi di fama. “Stiamo vagliando attentamente anche le cartelle cliniche di Maria Sestina Arcuri”, anticipa l’avvocato Marini. 

Il 20 gennaio accusa, parte civile e difesa scopriranno le carte. In quella data, infatti, è prevista l’ammissione delle prove che saranno poste dalle varie parti a fondamento del processo. Landolfi, accusato di omicidio volontario (oltre che di omissione di soccorso e lesioni alla nonna, cui avrebbe rotto tre costole mentre la donna cercava di soccorrere la 26enne) rischia una condanna all’ergastolo.

Silvana Cortignani


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