Viterbo – (sil.co.) – Stupro di gruppo al pub di Casapound, tra i motivi del ricorso in appello della vittima contro la sentenza di condanna in primo grado del 15 novembre scorso, il fatto che i ventenni Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci non abbiano ancora versato gli ulteriori 20mila euro di risarcimento, da aggiungere ai 40mila dati dai loro familiari prima del processo, per i quali si erano impegnati in maniera “vincolante ai fini delle attenuanti” davanti al giudice Elisabetta Massini.
La difesa della 37enne stuprata e filmata all’Old manners Tavern di piazza Sallupara la notte tra l’11 e il 12 aprile 2019 torna a chiedere 300mila euro ai due ex militanti del movimento di estrema destra, agli arresti da nove mesi, cinque in carcere e quattro ai domiciliari rinforzati col braccialetto.
“Oltre alla mancata condanna per le lesioni provocate alla mia assistita con un pugno in faccia e alla mancata provvisionale – spiega l’avvocato di parte civile Franco Taurchini – c’è anche la questione del mancato versamento promesso in sede di rito abbreviato, nonché quelle più tecniche relative all’illogicità, a nostro parere, della motivazione e alla violazione delle regole di valutazione probatoria relativamente all’attendibilità della persona offesa”.
“C’è un pregiudizio di base, che parrebbe essere suscitato dalle preesistenti fragilità psicologiche della vittima, come se potessero determinare una minore umanità rispetto a colui che non presenta patologie”.
“Fragilità – dice Taurchini – che hanno determinato una inaccettabile svalutazione delle conseguenze dannose subite a causa del comportamento degli imputati e che hanno spinto il giudice ad evadere dai limiti della razionalità condivisa. Il danno subito, secondo il giudice, si risolverebbe in un semplice aggravamento delle condizioni psichiche”.
“Nella sentenza, è stata completamente omessa la valutazione delle conseguenze dannose derivanti dalla diffusione dei filmati sulle chat di gruppo WhatsApp come fossero un trofeo. Anzi il messaggio che trapela è che la vittima se la sia cercata. Si sostiene che la 37enne almeno in una prima fase fosse consenziente e addirittura che si sia spogliata da sola, dal momento che gli abiti non risultano strappati, come se non fosse noto dai filmati che è stata brutalmente stuprata mentre era in stato di semincoscienza”.
“Non risulta ben chiaro – prosegue il legale – il percorso logico che ha portato il giudice a ritenere l’ascrivibiltà della lesione all’occhio, accertata nel verbale di pronto soccorso, a quanto riferito dagli imputati circa una caduta da una panca, piuttosto che a quanto dichiarato dalla 37enne in ordine al pugno sferratole da Chiricozzi”.
“Il libero convincimento del giudice – sottolinea Taurchini – non è un giardino proibito, tutto di proprietà del giudicante, in cui questo è titalmente libero di assumere posizioni dettate da una sorta di pregiudizio culturale, ingiustificato e ingiustificabile, come quello che si palesa nei confronti della persona offesa”.
“Risulta completamente omesso in punto motivazionale il danno morale subito dalla vittima, in termini di sofferenza che si protrarrà per un lunghissimo tempo e presumibilmente per tutta la vita. Un ulteriore aspetto totalmente trascurato è quello relativo alla grave lesione della dignità umana, riservatezza, personalità dovuta alla diffusione del video e delle immagini della violenza”.
“La mia assistita dovrà fare i conti, anche in futuro, con la possibilità che le immagini raggiungano un numero indeterminato di utenti, posto che una volta caricate sulla piattaforma WhatsApp sono suscettibili di essere inoltrate a migliaia di altri individui e avere online una diffusione illimitata e non definitivamente removibile”, è la conclusione.
Contro la sentenza hanno fatto appello anche i legali degli imputati. Troppo elevate, secondo le difese, le condanne, rispettivamente a due anni e 10 mesi per il 22enne viterbese Licci e a tre anni per il ventenne di Vallerano Chiricozzi. Il giudice avrebbe scontato meno di un terzo della pena, nonostante il riconoscimento delle attenuanti. Il pm Michele Adragna aveva chiesto 4 anni e tre mesi per Chiricozzi e 4 anni e 20 giorni per Licci.

