Viterbo – (sil.co.) – Mafia viterbese bis, David Rebeshi chiede la libertà o un alleggerimento della misura.
Questo lunedì, 20 gennaio, compariranno davanti ai giudici del tribunale del riesame di Roma i tre presunti complici e il fratello del presunto boss della “mafia viterbese” Ismail, finito in carcere un anno fa nel blitz dell’operazione Erostrato per associazione di stampo mafioso.
I quattro malviventi, accusati di tentata storsione aggravata dal metodo mafioso, considerati legati al sodalizio criminale italo albanese sgominato il 26 gennaio 2019, sono stati arrestati n flagranza lo scorso 28 novembre per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un ristoratore di Tuscania.
“Minacce di morte in albanese, ma si facevano capire con gesti e sguardi”, ha raccontato la vittima ai carabinieri, facendo scattare l’allarme e la trappola in cui sono caduti i banditi che, credendo di andare a prendere i soldi, un primo acconto di 300 euro, sono stati presi dai carabinieri.
David Rebeshi, detto Indrit, avrebbe minacciato di distruggere il locale del ristoratore e ammazzare lui e la sua famiglia, se non gli avesse restituito i soldi pagati per una macchina Fiat Freemont, che un suo amico commercialista avrebbe venduto per 4.500 euro alla società Autoriga del più noto Ismail.
Il trentenne David e i tre connazionali, tutti sulla ventina, a Mammagialla da due mesi, sono difesi dagli avvocati Roberto Afeltra, Remigio Sicilia e Samuele De Santis.
Il caso è al vaglio della Dda di Roma, dal momento che ai quattro arrestati viene contestata l’aggravante del metodo mafioso e vengono considerati dagli inquirenti appartenenti alla stessa banda mafiosa sgominata con l’operazione Erostrato, cui Isamil Rebeshi riuscirebbe a dare ordini in qualche nodo dal carcere, nonostante sia attualmente detenuto in regime di 41 bis a Cuneo.
Il trentenne era stato già arrestato e condannato per spaccio a due anni e otto mesi dopo essere stato sorpreso, all’inizio del 2017, con un carico di 38 chili di marijuana. Motivo per cui il fratello maggiore Ismail, tra aprile e giugno 2017, avrebbe incendiato l’auto di uno dei carabinieri che hanno svolto le indagini e di un altro militare che indagava invece sul rogo della vettura.
Adesso sarebbe toccato a David muoversi “in soccorso del fratello”, a caccia di soldi per pagargli le spese legali in vista del processo scaturito dall’operazione Erostrato.
Rebeshi è tra i nove arrestati su tredici che hanno chiesto l’abbreviato, il rito che consente in caso di condanna lo sconto do un terzo della pena.
Anche lui difeso dall’avvocato Afeltra, tornerà davanti al gup Emanuela Attura del tribunale di Roma il 10 febbraio.
